Le cause che hanno prodotto per tanti secoli il brigantaggio non sono ancora del tutto rimosse — e il male è che esistano, non che esistendo operino e, scomparso il brigantaggio, producano effetti di altra natura, ma sempre egualmente dolorosi.

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Si può dire che, durante tutto il vicereame spagnuolo e il regno dei Borboni il brigantaggio sia stato una delle parti più interessanti, se non la più interessante della storia meridionale.

Era il più delle volte un vero malandrinaggio: contadini affamati, o perseguitati dalla così detta giustizia baronale, si riunivano in bande, sceglievano un capo più intelligente o più feroce, e si davano, come si diceva allora, alla campagna, per rubare e per uccidere. Se i capi erano il più delle volte persone nate a delinquere, i gregari, gli oscuri erano sofferenti, che avean torti da vendicare, o contadini ridotti a una vita quasi bestiale, e che desideravano, per qualche anno almeno, saziare la fame e vendicare le offese.

E tutto incitava al brigantaggio. Ancora adesso in Basilicata o in Calabria, in Abbruzzo o nel Cilento, percorrendo la campagna tristissima, ove alcune croci sorgono a ricordare ai passanti antichi misfatti, la natura dei luoghi ci spiega in gran parte ciò che è accaduto.

I paesi sono messi in alto sui monti, al riparo dalla malaria e dai malviventi. I torrenti non arginati, le boscaglie nane e piene di sterpi, la mancanza quasi assoluta di case non possono essere che condizioni predisponenti al male.

Se pensate a ciò che è stata la feudalità nell'Italia meridionale, come vi si sia radicata per secoli, e come, mutate le forme, in qualche provincia duri tuttavia, vi spiegherete lo svolgersi e l'espandersi del brigantaggio. Ma nulla vi contribuì di più della immoralità profonda della dominazione spagnuola, durata per sì lungo volgere di tempo.

I baroni prepotenti erano attorniati da tal gente ed esercitavano giustizia in tal modo, che dovevano eccitare alla rivolta anche gli spiriti più miti. Essere inquisito, cioè aver commesso dei reati, essere ciò che noi diremmo un criminale, era un requisito quasi indispensabile per essere ammesso al servizio di un barone. Mancava ogni fede pubblica e privata; le università che con grandi sforzi riescivano a riscattarsi erano rivendute dagli stessi sovrani che davano l'esempio della disonestà. In alcuni casi e non rari i baroni stessi partecipavano al brigantaggio e lo proteggevano, sia per misura di difesa, sia per desiderio di guadagno. Or le classi povere, che non avevano nessuna fede nella giustizia, che in alcuni luoghi doveano sostenere una lotta impari contro la perfidia della natura da una parte e i cattivi ordinamenti sociali dall'altra, non doveano nè poteano avere verso i banditi, cioè verso coloro che si mettevano in lotta aperta con la società, alcun sentimento di avversione.

Come accade in tutti i periodi di violenza, in tutti i periodi di anarchia, gli elementi peggiori prevalevano e dominavano; in una società in cui la violenza e la ferocia eran mezzi di lotta, le nature più perverse s'imponevano. Così in epoca più vicina a noi fra Diavolo e Mammone, Parafante e Taccone, mostri di crudeltà prevalgono sugli altri; ma non tutti coloro che li seguivano erano crudeli e feroci allo stesso grado, nè tutti erano usciti dal consorzio civile per causa di misfatti e di violenze.

Quando un contadino vedeva un suo pari mettersi contro le leggi e quindi non soffrire più la fame e salire qualche volta in potenza e trattare coi grandi della terra e averne onori, dovea ben sentire qualche invidia. Che importa il pericolo? Il pericolo ha anch'esso le sue attrattive, e un anno di vita vissuta bene, vale agli occhi delle nature più impazienti e più vive assai più di una lunga vita vissuta male.