Non è il misticismo gentile e delicato, che penetrò l'anima di Francesco d'Assisi: ma un misticismo rozzo e quasi selvaggio, com'è quello che dovè albergare nell'anima di Gioacchino di Fiore, il calavrese abate Gioacchino, che esercitò appunto il suo rude apostolato nei monti di Basilicata e di Calabria.
In quelle aspre regioni ogni paese, ogni zona, ha il santuario lontano, in cima ai monti; chiese perdute tra i boschi, o costruite su antiche caverne, abitate da pellegrini o da santi. Si va ai santuari, dopo aver digiunato, pregando per via, qualche volta con i fiori in cima alle canne, gli umili fiori dei campi e dei boschi: molto spesso si va a piedi nudi, salmodiando e orando. Lunghi cortei di uomini e di donne salgono le erte faticose fino ai luoghi da cui si spazia l'orizzonte lontano. Nei lunghi pellegrinaggi il misticismo si trasforma; diventa qualche volta desiderio di avventure. Il pellegrino è ora più che non si pensi il precursore dell'emigrante; in altri tempi era il precursore del brigante. Nulla di più naturale che, nelle lunghe notti vegliate, nelle lunghe vigilie, nell'incontrarsi con genti nuove, sorga un bisogno di andar lontano e di espandersi. La terra maligna, che dà la febbre e uccide, discaccia. La razza sabellica ama l'intrapresa e l'ignoto; la Basilicata, che non ha la quarta parte della popolazione di Toscana, manda fuori di Europa assai più del doppio di emigranti all'anno. Senza dubbio la causa più profonda e più generale è la miseria; ma io non oserei dire che non vi sia in molti casi un bisogno di tentare e di cercare.
Ricordo, come se fosse ora, un vecchio contadino del mio paese tutto bianco, ma diritto tuttavia come un abete delle montagne. Andava al Brasile: non possedeva che cinque lire e il biglietto d'imbarco; non sapeva leggere, non avea nessuna nozione dei paesi dove si recava. Sapeva solo che altri della sua terra vi era stato. Gli chiesi da qual parte fosse il Brasile: mi rispose solo che era lontano, assai lontano che non si potea misurare quanta fosse la lontananza. E mi accennò con la mano in aria, come per indicare qualche cosa di strano e di indeterminabile. Quando gli domandai che cosa avrebbe fatto: — E chi lo sa? — mi rispose con la profonda filosofia meridionale, così piena di fatalismo e di tristezza; e non volle dire niente più. Avrebbe lavorato, avrebbe goduta quella che gli pareva la grande ricchezza, cioè mangiare fino alla sazietà, come a Natale, come a Pasqua; sarebbe morto forse.
Le anime inquiete non potendo far meglio ora emigrano; allora l'unica professione possibile per chi non volea rassegnarsi a una vita bestiale era il brigantaggio.
Così si spiega che tra i briganti noi troviamo alcune figure di veri idealisti, alcune anime pur nella loro rozzezza, e qualche volta nella loro crudeltà, desiderose di giustizia e amorose del bene.
Ciò che qualche volta sorprende nell'Italia meridionale è vedere nei contadini più rozzi alcune finezze di sentimento e qualche volta anche fisicamente alcune figure le quali fanno pensare a razze nobili decadute. In un paese, che è stato teatro di tutte le guerre, in un paese che è stato per molti secoli la porta del Levante e in cui è stata contesa la signoria del mare, mutamenti frequentissimi hanno assai volte cambiata la condizione degli individui: sì che le nobili stirpi sono precipitate più in basso. Non è raro vedere nei tratti di un contadino qualche cosa che rivela un'antica grandezza, o l'abitudine di una vita non servile e non povera.
I patologi dicono che la malaria sia causa predisponente dell'isterismo e delle malattie nervose: certo traversando le zone malariche (sopra tutto dove la malaria è meno grave e non prostra addirittura gli individui) si notano subito le tendenze fantastiche degli abitanti, la loro tendenza verso l'ignoto, il bisogno della vita di avventura.
Adesso si emigra; quando l'emigrazione non v'era, il desiderio dell'ignoto produceva conseguenze ben diverse.
Altra causa che agevolava grandemente il brigantaggio era la mancanza di strade. La popolazione, agglomerata in alcune province, quasi non avea strade. Per molte miglia si percorreva una campagna in cui non eran che sentieri mal sicuri e i trasporti per necessità eran lenti e difficili.
La Basilicata, centro principale del brigantaggio, ai tempi di Carlo III non avea quasi alcuna strada rotabile. La strada delle Calabrie giungeva fino a Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro e solo nel 1795 giungeva a Muro e nel 1797 ad Atella.