La gente di Serra, convinta che il paese sarebbe stato distrutto passò la notte in orazioni ed in pianti, cercando di mettere in salvo quanto potè di mobili e di oggetti di valore.

La mattina il generale ordinò che tutta la popolazione fosse riunita nella pubblica piazza: l'assemblea fu innumerevole. Neppur uno mancò: vecchi e malati si trascinarono e si fecero trascinare. Manhés entrò in mezzo alla folla e parlò con veemenza: tutti tremavano. Ei disse che erano uomini senza onore, che tutti dovean perire, che neppur uno si sarebbe salvato.

A un punto ebbe una idea luminosa.

Nel profondo terrore di tutti:

«Io ordino, esclamò, che tutte le chiese di Serra siano murate, che tutti i preti senza eccezione abbandonino questo paese maledetto e vadano a Maida. I vostri fanciulli nasceranno senza battesimo; i vostri vecchi moriranno senza sacramento. Se alcuno tenterà di uscire dal paese sarà ucciso e voi dovrete vivere soli come cani.»

Bisogna conoscere il paese per comprendere l'abbattimento che vinse tutti; una condanna di morte non avrebbe agito così.

Quando Manhés partì, tutta la città era deserta. Ma nel bosco il generale s'imbattè in una processione interminabile: migliaia di persone con le camicie bianche, si battevano il petto nudo con le pietre e imploravano misericordia. — Uccideteci piuttosto! — esclamavano.

Manhés fu inesorabile. I preti furon condotti via tutti; fu portato a braccia perfino un vecchio prete di ottant'anni e rinchiuso nel seminario di Maida. Serra rimase nella desolazione, con le sue chiese chiuse.

Il generale promise che avrebbe perdonato solo quando in tutto il territorio di Serra e nei boschi vicini non fosse stato in vita un solo brigante. La disperazione fece fare cose terribili: i legami di amicizia o di sangue non impedirono la strage. Neppure un brigante sfuggì. In pochi giorni fu fatto ciò che nessun esercito avrebbe potuto.

E allora Manhés tolse l'interdetto.