Ora permettete che io mi chieda: abbiamo noi rimosse le cause del male? La stessa domanda si rivolgeva venti anni or sono Pasquale Villari, e rispondeva con tristezza che le cause esistono tuttavia. Alcune, e le principali, non solo non sono state eliminate, ma in qualche punto si sono inacerbite.
Abbiamo costruito alcune ferrovie ed è stato un bene anche quando non rappresentano un'attività; abbiamo imposta, sia pure con poca efficacia, l'istruzione obbligatoria, e il popolo, se ha imparato molte cose inutili, alcune utili ha appreso. L'esercito, per fortuna nostra non ancora basato sull'ordinamento territoriale, che vorrebbe dire la fine dell'unità, ha avuto un vantaggio; centinaia di migliaia dei nostri contadini sono usciti dai loro paesi, hanno visto nuove città, hanno sopra tutto dimenticato. Gli odî trasmessi per eredità, acuiti dalla vicinanza, esacerbati dalla ingiustizia, sono qualche volta diminuiti. Il contadino ha acquistato un più alto concetto di sè: chi ricorre a lui, sia pure per il voto, per la sovranità fittizia del momento, non può esser sempre inumano.
Ma in tutto il resto le cose non sono mutate.
La massa degli intermediari è cresciuta, è altresì strabocchevolmente aumentato il numero dei professionisti. Vi erano nel regno di Napoli cento mila ecclesiastici un tempo: maggiore è forse oggi, nelle province, che lo componevano il numero dei professionisti laureati e diplomati. E almeno gli ecclesiastici non si sposavano e non chiedevano alle amministrazioni impieghi per i figliuoli. Le terre pubbliche sono state usurpate, usurpate contro la legge, e noi abbiamo assistito spettatori silenziosi a tanto male. Le imposte sono cresciute e cresciute su chi non può pagarle: e sono pondo insostenibile e crudele. Non una parola di amore ha portato la civiltà nuova a tante sofferenze, non una parola di pace. I contrasti sono ancora stridenti; e così assorbiti come siamo dalle nostre miserie, dalle nostre vanità, dalle nostre preoccupazioni, noi chiudiamo gli occhi a tutto e non vediamo. In un'ora difficile, in un'ora di periglio, il male sopito ora potrebbe divampare.
E allora, voi mi chiederete, perchè il brigantaggio non esiste più quando molte cause permangono?
Perchè noi mandiamo ogni anno fuori di Europa dal solo Mezzogiorno continentale, un vero esercito di quasi cinquanta mila persone e i contadini di Basilicata, delle Calabrie, del Cilento, che non chiedono nulla allo Stato, nemmeno bonifiche derisorie, nemmeno consorzi mentitori, nemmeno tariffe di protezione, danno il contingente più largo. Io vorrei fare, io farò forse un giorno una carta del brigantaggio e una dell'emigrazione e l'una e l'altra si completeranno e si potrà vedere quali siano le cause di entrambi.
Una delle più crudeli accuse e più inique è nel dire che i contadini meridionali amano l'ozio; ho visto molta gente lavorar meglio, nessuno lavorar più.
La miseria crudele non ha ucciso le intime energie della razza, l'anima essenziale della stirpe; il brigante e l'emigrante con la rivolta e con l'esodo sono la prova di una mirabile capacità espansiva.
— Che cosa farai? — io chiedevo al vecchio contadino che partiva.
— Chi lo sa! — egli mi rispondeva.