Il Mastai partì e il popolo gli vedea volare intorno alla carrozza da viaggio una bianca colomba, prenunziatrice della buona novella. L'oscura vita del Vescovo d'Imola era finita! La grande leggenda era già incominciata!!
Il conclave fu brevissimo. Stavano a fronte due fazioni, capitanate l'una dal cardinale Lambruschini, l'altra dal cardinale Bernetti. E se il cardinale Gaysruck, depositario, si disse, del veto dell'Austria, fosse giunto in tempo, forse la fazione del Lambruschini vinceva. Ma il Gaysruck non giunse in tempo e il Lambruschini ebbe fretta. Al primo scrutinio egli ebbe 15 voti, 12 il Mastai, 23 andarono dispersi. I 23 non avevano un candidato proprio e sicuro, e per tagliar la via al Lambruschini si unirono ai 12 del Mastai e lo elessero. All'ultimo scrutinio il Mastai era fra i verificatori e leggendo il suo nome tante volte ripetuto, le mani gli tremavano, gli occhi gli si offuscavano di lagrime e quando si vide eletto: «Ah, signori, gridò, che cosa hanno mai fatto?» e cadde svenuto. Quello che avessero fatto, non lo sapevano davvero. Ah! se lo avessero saputo!!...
Notate, Signore. Quando il cardinale Mastai divenne Papa col nome che assunse di Pio IX in omaggio alla memoria di Pio VII, dense nuvole di reazione si accavallavano sempre più minacciose per ogni dove. Quella che negli eufemismi del gergo diplomatico si chiamava l'entente cordiale fra Luigi Filippo e l'Inghilterra era rotta dal volgare inganno dei matrimonii spagnuoli, con cui il Re borghese avea voluto arieggiare Luigi XIV e invece lo avea costretto a gettarsi nelle braccia dell'Austria, che ora lo reggeva, come la corda regge l'impiccato; in Svizzera con l'aiuto dell'Austria e della Sonderbund, ossia Lega dei sette Cantoni cattolici, i Gesuiti s'erano dimostrati prontissimi per sete di dominio ad accendere magari la guerra civile, se occorreva; in Gallizia l'Austria sguinzagliava i contadini contro i nobili ribelli, fino a che fra le discordie e le stragi degli ingenui, che cascano nelle sue trappole, s'impadronirà di Cracovia. In Italia pure, salvo che in Piemonte, tutto il satellizio austriaco dei nostri principotti e principini accennava manifestamente a reazione, compresa, dopo la morte del ministro Don Neri Corsini, la mite Toscana, la quale fino allora era pur parsa una piccola oasi in paragone del resto. L'Austria del Principe di Metternich imperava dunque, si può dire, su tutta Europa, nè mai forse quel magnifico signore pareva aver più ragione di compiacersi della gran tela, che aveva ordita da più di trent'anni.
Creato Papa in tale temperie di politica ed in sole quarantott'ore di conclave, Pio IX sentì quindi nel primo momento le vertigini dell'altezza, cui era sì d'improvviso e contro ogni sua aspettazione salito, e nel primo annuncio, che ne dà ai suoi fratelli in Sinigaglia, c'è non solo l'umiltà cristiana, ma si tradisce lo sgomento, da cui è preso: «Fate pregare e pregate per me. Lungi dall'esultare, compassionate il vostro fratello.» Che cosa fare? donde incominciare? Le prime mosse, quelle prime Commissioni, nominate da lui, miste d'amici e di nemici, di retrogradi e di progressisti, mostrano, con quegli strani accozzi di persone, l'uomo che barcolla a tastoni nel buio. Per buona sorte lo sovvennero i consigli di due, che gli richiamavano a memoria i consigli e le inspirazioni dei Pasolini: il canonico Graziosi e monsignor Corboli-Bussi, prete dotto ed illuminato il primo, ed il secondo d'indole così ardente, che oggi, secondo il Minghetti, si direbbe un socialista cattolico. Furono essi (subito dopo i Pasolini) gli ispiratori dell'amnistia del 16 luglio 1846, che fece del Vescovo d'Imola l'iniziatore, nell'ordine dei fatti, del risorgimento politico italiano, e monsignor Corboli-Bussi è per di più l'estensore di quel grand'atto, nel quale, con la rotondità magnifica della prosa giobertiana, era concesso il perdono a tutti i condannati politici. Chi badò allora alle restrizioni, alle cautele, alle minaccie stesse di quel decreto? Bastò una parola di mansuetudine e di perdono, scesa dall'alto di quel trono, da cui s'era ormai avvezzi a non sentire che anatemi e condanne, perchè la materia infiammabile, da tanti anni accumulata, s'incendiasse tutta in un attimo. Quell'immensa tratta di gente, che da tutti gli angoli di Roma sale guidata da Ciceruacchio (il caratteristico tribuno trasteverino, colla giacca corta di velluto sopra corto panciotto, i calzoni stretti al ginocchio e slargantisi a campana sul collo del piede, una larga sciarpa di seta attorno alla vita, fazzoletto a fiorami attorno al collo, in testa un alto cappello a cencio e aguzzo verso la punta) quell'immensa tratta di gente, dico, che da tutti gli angoli di Roma sale ogni sera a salutare e a ringraziare Pio IX sul Quirinale, è veramente, come dimostra con infinite testimonianze Raffaello Giovagnoli nel suo importantissimo libro: Ciceruacchio e Don Pirlone, è veramente l'avanguardia dell'Italia e del mondo, perchè la parola di Pio IX si propaga rapida e luminosa, al pari di un baleno e commove l'Italia ed il mondo, come se avesse da sola la miracolosa virtù di raddrizzare tutti i torti, di vendicare tutte le ingiustizie, di pacificare tutti gli odii, di sanare tutte le miserie umane, di cacciare nell'ombra e per sempre tutti i prepotenti della terra e sollevare tutti gli oppressi.
Poche ore come queste ha la storia; uguali forse in tutto, nessuna; e se fu veramente una immensa, universale e quasi inesplicabile illusione, sia pure! Ve n'ha così poche nella storia e nella vita, che non val la pena di sciuparla con commenti, che, quali che siano, nè la diminuiscono, nè la spiegano meglio di così. Chi stette saldo? chi non vi partecipò? Nessuno, salvo qualche testardo giacobino; nessuno, neppur quelli, che ebbero di poi la vanagloria di vantarsene, a fine di passare per politici dal lungo naso.
Da questo momento sino al giorno che dal balcone del Quirinale, Pio IX, alzando le braccia al cielo, mentre un raggio di sole gli inonda di luce la fronte, e la folla gli si prosterna piangente e devota, Pio IX esclama colla voce sonora: «Benedite, gran Dio, l'Italia,» il delirio, che aveva accolta l'amnistia, cresce, gonfia, sale sempre, e travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti, compreso il Papa.
Pare un sogno, un dolce sogno di fraternità umana, che abbia, per un istante almeno, cancellata ogni diversità di patria, di razze, di credenze religiose, di opinioni politiche. La parola di Pio IX si diffonde rapida, potente, in ogni angolo della terra; si può dire col poeta:
L'Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l'udì.
Il Turco gli manda ambasciatori; l'eretica Inghilterra un ministro, Lord Minto, e Riccardo Cobden, l'apostolo della libertà commerciale; l'agitatore irlandese, Daniele O'Connel, muore per via, mentre accorre a lui; gli Ebrei gli baciano il lembo delle vesti, come all'aspettato Messia; Giuseppe Mazzini lo incoraggia; Garibaldi dalla lontana America, quando Sanfedisti e Gesuiti, riavuti dal primo spavento, minacciano nella cosiddetta Congiura di Roma la sicurezza e la vita di Pio IX, gli offre a difesa il suo braccio e la sua spada; a Carlo Alberto pare che spunti l'astro da tanto tempo invocato; e finalmente il principe di Metternich, dubitando per la prima volta in sua vita della propria infallibilità, dice al marchese Sauli: «l'Austria era apparecchiata a tutto fuori che a un Papa liberale; ora che l'abbiamo, non si può più risponder di nulla:» il maggiore omaggio che il grand'arbitro della politica europea potesse mai rendere a Pio IX.