Così sperava; e fu letterato geniale, e critico profondo, come mostrò in un suo magistrale discorso il compianto Nencioni nostro.

Allora, nella lite che ferveva fra classicisti e romantici, il Mazzini e i suoi amici si schierarono per il romanticismo; ma la controversia letteraria era per loro convertita in politica. Basta mutare alcune parole per avvedersene; l'indipendenza in fatto di letteratura era il primo passo ad altra indipendenza.

L'Indicatore Genovese, povero, modesto, innocente foglio d'avvisi, accolse gli scritti di quei giovani: i principali eran del Mazzini sui Promessi Sposi, sulla storia del Botta, sul Monti, sulla storia dello Schlegel, sulla Battaglia di Benevento.

Riviveva il Conciliatore. Chiunque avrebbe scorto che la letteratura era pretesto! Al Guerrazzi il Mazzini in quelle pagine aveva detto: «da te l'Italia è in dritto di attender molto, e scrivi; snuda la viltà del delitto, colpisci con quadri di terrore i fiacchi a' quali il rimprovero è poco.» E il Guerrazzi scrisse! Nel Monti aveva pianto non solo l'autore delle cantiche in morte di Ugo Bassville e del Mascheroni, ma anche l'autore della Proposta, che diè l'ultimo crollo alla schiavitù in fatto di lingua. Allo Schlegel, che rimproverava all'Italia di non aver poesia nazionale, risponderà la colpa non esser degli scrittori, e faceva sperare che la macchia sarebbe stata lavata. Del Foscolo vaticinava che un giorno l'Italia gli avrebbe eretto un monumento d'amore, e lo avrebbe riposto fra i grandi delle nazioni. E la profezia s'è avverata!

11 governo Sardo finì anch'esso per comprendere le tendenze del Foglio d'annunzi e soppresse il giornale, che tornò a rivivere a Livorno come Indicatore Livornese.

E là il Mazzini scrisse sul Faust del Goethe, sulle Fantasie del Berchet, sull'Orazione del Foscolo a Bonaparte, sulle tendenze d'una Letteratura europea, sull'Esule di Pietro Giannone.

Nel Faust egli vede la rappresentazione di un'intera epoca che sta per chiudersi. Faust è il genio isolato: Faust cade nello sconforto, bestemmia l'alto concetto che lo spirito nutre di sè, le illusioni dell'immortalità, l'entusiasmo, la speranza, la pazienza! Rovinato, sfumato il mondo intellettuale, il mondo materiale è l'unico che rimanga alla sua smania di attività; vuol godere, ed eccolo in lega con Mefistofele, che pone a fine dell'esistenza il piacere, l'egoismo! Il genio isolato e l'egoismo si uniscono; il genio vuol liberarsene, ma non può; dissecca la sorgente della celeste voluttà per lasciarlo in braccio a' traviamenti delle tenebre. Il genio così trasformato disprezza gli uomini a cui si crede superiore: la sua potenza è pel male; trascina al delitto l'improvvida, la fragile creatura.... Margherita! Faust è fra gli uomini, non per gli uomini: erra in mezzo ad essi solitario e senza oggetto come lo straniero in mezzo a gente che non intende la sua favella! Vae soli!

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Signore! Questa non è che una pallida e troppo rapida sintesi di quelle caldissime e potenti pagine colle quali il Mazzini ritrasse il Faust del Goethe, in cui cercò e trovò un gran pensiero filosofico. Ma, esclama, v'ha un affetto che può salvare le anime della tempra di Faust dal regno di Mefistofele; puro quanto l'amor filiale, vasto quanto l'universo, sublime quanto il pensiero di Dio; che commuove ogni fibra, che santifica ogni pensiero, un affetto che può bastare a un'intera esistenza, che dovrà formare il carattere di questo secolo, fonderà quella concordia di voti e di opere che mancava all'epoca scorsa, ritratta da Faust. «Dovrò io nominarlo (chiude così quel suo splendido studio il Mazzini) dovrò io nominarlo parlando a' miei fratelli Italiani?»

A quale affetto alludesse, lo comprese il governo Toscano che, per non essere inferiore, ne' gusti letterari, al governo Sardo, soppresse l'Indicatore.