Liberato dalla fortezza di Savona, posto nel bivio di abitare una piccola città del Piemonte o di andare in esilio, scelse quest'ultimo; e tutta la sua vita dovette ripetere questa triste parola: «esilio!» «Colui (aveva scritto nel 1829 quasi presentendo il suo fato) colui che primo inventò questa pena, non aveva nè madre, nè padre, nè amici, nè amante. Egli volle vendicarsi sulle altrui teste, e disse agli uomini suoi fratelli: siate maledetti dall'esilio com'io dalla fortuna.... siate orfani.... io vi torrò tutto fuorchè un soffio di vita, perchè possiate ramingare, come Caino, nell'universo col chiodo della disperazione nel petto!»

Si reca a Ginevra, poi a Lione, poi in Corsica, poi a Marsiglia. E di là scrive la lettera a Carlo Alberto: là riprende l'antico disegno meditato nel carcere di Savona, la fondazione della Giovine Italia.

La Giovine Italia doveva seguire vie differenti dalla Vecchia Italia, che egli vedeva attraverso a Filippo Buonarroti ed ai Carbonari.

Quindi non v'immaginate simbolismo, non cerimonie tremende, terrorizzanti solo gl'ingenui, non un'interminabile gerarchia; non voleva riprodurre ciò che già v'era e che l'aveva fatto sorridere: ricordava le commedie di cui era stato testimone; dalla pistola che doveva esplodere e non esplodeva alle riunioni de' congiurati chiusi ne' loro neri mantelli, che, al tocco della campana di mezzanotte, si riunivano per proclamare la punizione d'un rivelatore di segreti, e via via fino alle scene nella prigione di Savona, in cui il Da Passano, percuotendolo sulla testa, l'aveva iniziato non so a quale suprema dignità.

Due gradi soli: iniziati e iniziatori: gl'iniziati non avevan facoltà di affiliare; gl'iniziatori . Congreghe, nome desunto da' ricordi di Pontida, i nuclei di direzione: un comitato centrale all'estero per dirigere l'impresa e stringere vincoli fra l'Italia e gli elementi democratici stranieri. In ogni città un ordinatore: i viaggiatori mettevano in rapporto gli affiliati col Comitato centrale. Simbolo dell'associazione, un ramoscello di cipresso; il motto: Ora e sempre; la bandiera, il tricolore italiano; da un lato la scritta Libertà, Uguaglianza, Umanità, indicanti la missione internazionale italiana; dall'altro Unità, Indipendenza indicatrice della missione nazionale. Dio e l'Umanità formula per le relazioni esterne: Dio e il popolo per i lavori riguardanti la patria.

Vedete che, più che un'associazione politica, la Giovine Italia è sistema religioso e morale. Nella mente del Mazzini non doveva essere setta o partito, ma credenza e apostolato: doveva chiudere il periodo delle sètte e iniziar quello dell'associazione, d'una vita operosa e rigeneratrice.

Le idee della Giovane Italia eran palesi e pubblicate in un giornale che portava questo titolo.

In quel giornale il Mazzini scongiurava la gioventù d'Italia a tralasciar di scrivere inezie e canzoni d'amore e rivolgere invece la letteratura a promuovere l'utile del popolo con sacrificî d'ogni genere: a cominciare dall'istruzione elementare, a diffondere l'insegnamento popolare, a viaggiare, a portar di paese in paese, di villaggio in villaggio, sui monti, alla mensa del coltivatore, nelle officine degli artigiani l'educazione, la persuasione delle sante parole di libertà. Dio e il popolo! Ecco la formula mazziniana. Il popolo è l'eletto di Dio a compiere la sua legge, legge d'amore, d'eguaglianza, di emancipazione universale.

Era una religione nuova! E il codice della Giovine Italia, dettato in stile biblico, rassomigliava ad un codice religioso. La gioventù che aveva sete d'ideale amò questa Etaria Italiana: e, come sulle orme del fraticello d'Assisi cresce la gente poverella,

Dietro allo sposo; sì la sposa piace,