crescono ogni giorno, si affratellano gl'iniziati della Giovine Italia, gli scritti si propagano; da Marsiglia, chiusi dentro botti di pece, i fascicoli della Giovane Italia arrivano nella Penisola; son ristampati da tipografie clandestine, si moltiplicano: le polizie ne hanno sentore, raddoppiano la vigilanza, le spie; si dissuggellano le lettere per scoprire le fucine rivoluzionarie.

E la gran fucina che impensierisce i governi d'Italia era una povera stanzuccia dove, fra le strette della miseria, Mazzini, Lamberti, Usiglio, G. B. Ruffini lavoravano al giornale e dirigevano il moto.

«Furono dal 1831 al 1833 due anni di vita giovane, pura e lietamente devota come la desidero alla generazione che sorge!» esclamava nel 1861 Mazzini. E poteva esser lieto dell'opera sua. La parte eletta della nuova generazione italiana, pendeva da lui, giurava con lui, era affratellata nelle idee della Giovine Italia. I profughi del 31 da Parma, da Bologna, da Modena, lo raggiungevano a Marsiglia. Niccola Fabrizi, Celeste Menotti, Usiglio, Gustavo Modena, Lamberti, Melegari, Carlo Bianco, Giuditta Sidoli.

Vincenzo Gioberti, che allora apparteneva alla Giovine Italia col nome di Demofilo, gridava: «Io vi saluto, precursori della nuova legge politica, apostoli del rinnovato Evangelio.... La vostra causa è giusta e pietosa essendo quella del popolo, la vostra causa è santa essendo quella di Dio. Noi ci stringeremo alla vostra bandiera e grideremo Dio e popolo e cercheremo di propagar questo grido!»

Nelle diverse parti d'Italia l'associazione aumentava: a Genova Iacopo Ruffini e i fratelli, Campanella, Elia Benza, Lorenzo Pareto, il conte Camillo D'Adda: in Toscana Guerrazzi. Bini, Mayer, Corsini, Montanelli, Franchini, Matteucci, Cempini figlio d'un ministro del Granduca, Carlo Fenzi, Pietro Bastogi, cassiere; nell'Umbria il conte Guardabassi; nelle Romagne gli uomini più eminenti fra i quali Farini; congreghe a Roma e Napoli; in Piemonte la rete era estesissima: vi appartenevano Depretis, Barberis, Vochieri; in Lombardia i fratelli Ciani, il marchese Gaspare Rosales, la principessa Belgioioso....

Educazione, insurrezione, era il programma della Giovine Italia; la prima insurrezione doveva scoppiare nell'esercito piemontese a Genova, a Torino, ad Alessandria; di lì si sarebbe propagata per tutta l'Italia. Carte trovate in un baule diretto dal Mazzini alla madre, sequestrato, avevan dato la chiave per intendere il disegno della Giovine Italia. Così la congiura fu scoperta: le repressioni odiose e terribili: fucilato Vochieri co' compagni; piene le carceri di prigionieri; Iacopo Ruffini, con un chiodo strappato alle porte del carcere, si aprì una vena del collo e si rifugiò nel seno di Dio, sottraendosi al pericolo di piegare e di far rivelazioni!

La Giovine Italia aveva avuto il battesimo del sangue; e quanto e quale! Mazzini, in contumacia, condannato a morte ignominiosa; Garibaldi pure!

E Mazzini allora volle precipitar l'azione; il 3 febbraio 1834 fu tentata la spedizione di Savoia.

Anche qui delazioni, tradimenti, disfatta!

Era finito il primo periodo della Giovine Italia, e finito con una sconfitta! Processi, condanne, sgomento in tutti: i più arditi vanno a combattere in Spagna, come Manfredo Fanti e Niccola Fabrizi.