Il Mazzini allora «rimane immerso in un letargo di melanconia; si legge sul suo volto un pallore di morte proveniente dalle pene del cuore!» Così si esprimeva il rapporto d'un traditore messo a lato di Mazzini.

Ma non era di quelle tempre in cui l'abbattimento tolga l'azione; come il ragno paziente ricostruisce la sua tela, e comincia per lui un altro periodo di operosità.

A Berna, cacciati di cantone in cantone eran rimasti Ruffini, Rosales, Melegari, Ciani, Campanella, Gustavo Modena. Altri esuli tedeschi, polacchi si erano uniti a loro, e il Mazzini pensa allora ad una nuova vasta associazione europea.

I primi abbozzi sono scritti in francese, ed hanno, anche più del programma della Giovine Italia, la forma biblica.

Non vi sarà discaro udirne alcuni brani:

«.... La notte della sventura era nera. Un lampo illuminò la scena sulle Alpi e s'intese una voce....

«La voce chiamava i disgraziati esuli a consiglio.... essi si misero in via.

«Venivano a due a tre sulla vetta della montagna.

«Usci una voce e disse: sono lo spirito di coloro che son morti. Pregateli che Dio sia con voi.

«E tutti colla mano sul cuore pregarono in silenzio i martiri che morirono per le nazioni.