Si oppose all'individualismo in tutte le sue manifestazioni, in tutte le forme dell'arte. Due termini in ogni questione emergono in lotta, egli dice: l'uomo e l'umanità: e questi termini, queste tendenze sono anche nella musica: si chiamano — Melodia e Armonia — rappresenta la prima l'individualità, l'altra il pensiero sociale. Nell'accordo di questi due termini fondamentali, nella consacrazione di questo accordo ad una santa missione, sta il segreto dell'arte, il concetto della musica europea. Rossini è un titano; Rossini rappresenta però un periodo che ha compiuto il suo intento: il trionfo dell'individualità. Bisogna emanciparsi da Rossini; la musica italiana può isterilire nel materialismo.
Ma, dall'altro campo, la musica tedesca ha Dio, senza l'uomo: rappresenta il pensiero sociale, l'idea senza l'individualità che traduca il pensiero in azione, che sviluppi il concetto: la musica tedesca si consuma nel misticismo.
Presentiva una musica europea, quando i due indirizzi rivolti ad un intento sociale si sarebbero affratellati nella coscienza dell'unità; quando la santità della fede che distingue la scuola germanica avrebbe benedetto la potenza d'azione che freme nella scuola italiana; i due termini fondamentali Dio e l'uomo sarebbero riassunti.
È utopia? si domandava il Mazzini.
Sul nostro labbro corrono spontanei due nomi: quello di Riccardo Wagner e di Giuseppe Verdi.
A Riccardo Wagner sorrideva questa unione del genio Italiano col genio Germanico; e sperava il suo Lohengrin «l'araldo di queste nozze ideali.»
Giuseppe Verdi, se non ha fatto assolutamente divenir realtà l'utopia del Mazzini, ha dato pure un grande esempio: ha mostrato che l'utopia Mazziniana del 1836 poteva in un tempo non lontano avverarsi.
Ma quell'individualismo nell'arte musicale che egli credeva chiuso, doveva ricomparire e trovare il suo filosofo nel Nietzsche combattente la musica wagneriana ed esaltante il Bizet.
Egli vedeva già nel suo tempo prepararsi i germi d'una filosofia che avrebbe detto: Dio, il mondo delle cose in se, la verità, l'imperativo categorico non esser che fantasmi della nostra imaginazione; la sola realtà conoscibile, il mondo delle nostre passioni; i nostri atti, la nostra volontà, i nostri pensieri esser governati dai nostri istinti, che si riducono ad un solo: la volontà di potere.
Vedeva come un temporale funesto addensarsi sull'umanità, una filosofia che avrebbe affermato la morale una invenzione umana per soddisfare i vari istinti; che avrebbe insegnato a dir sì a ciò che rende la vita più bella, più degna d'esser vissuta; che avrebbe approvato l'errore e l'illusione, se questi allo sviluppo della vita potessero servire; che avrebbe approvato il male, il peccato, se fosse dimostrato che gli istinti, detti cattivi della morale attuale, crudeltà, inganno, audacia, aumentassero la vitalità dell'uomo; che avrebbe negato scienza e moralità se si fosse scoperto che la verità, la virtù, il bene, tutti i valori rispettati e riveriti ora dagli uomini, nuocessero alla vita!