Che cosa sono i diritti, pensa il Mazzini, per chi non ha potenza di esercitarli? Che cos'è la libertà d'insegnamento per chi non ha tempo da consacrare allo studio? A che giova la libertà del commercio, per chi manca di capitali e di credito?

Colla dottrina de' diritti, dell'utilitarismo del Bentham, colla dottrina della libera concorrenza, i più potenti vincono i più deboli e sprovveduti; la ricchezza si accumula nelle mani di pochi, la miseria cresce nei più; una nuova aristocrazia si vien formando; si crea, non il benessere dei più, ma il lusso di alcuni; si educano gli uomini all'egoismo e all'avidità de' beni materiali.

La moltitudine de' lavoratori è soggetta alla legge fatale dell'offerta e della domanda, alla legge detta dal Marx e dal Lassalle, legge di bronzo: ecco la lotta fra imprenditori e operai!

A tutti questi mali si aggiungono le perturbazioni politiche, derivanti dal sistema degli Stati Europei, i danni economici e sociali de' grandi eserciti.

I mezzi che da' pensatori del suo tempo furono escogitati per rimediare a questi mali, il Mazzini riteneva insufficienti; non le sole Casse di risparmio e altre simili istituzioni filantropiche, perchè (diceva aveva ragione) è difficile l'economia per chi vive nella miseria; non la economia degli ortodossi, perchè mira ad accrescere la ricchezza non a farne un'equa distribuzione; la libera concorrenza, pensava, profitta ai pochi e forti non alle moltitudini lavoratrici.

Quindi, nè i filantropi nè gli economisti eran per lui atti a risolvere il problema economico, perchè trascuravano l'uomo.

Aveva veduto sorgere i sistemi utopistici dei sansimoniani, de' fourieristi co' falansteri, le idee di Louis Blanc, del Proudhon, il comunismo che accentra nello stato la reggenza economica della società, e il comunismo anarchico, l'apostolo sterminatore, Michele Bakounine.

Nessuno per lui aveva risoluto il problema!

E neppure credeva che avrebbero risoluto il difficile problema le teorie socialiste di Carlo Marx e del Lassalle, nè le teorie dell'Internazionale, perchè reputava difetto massimo di tutti posporre il problema politico e morale al problema economico.

A queste dottrine opponeva ciò che per tanti anni era stato il suo apostolato: il programma della Giovine Italia e della Giovine Europa.