Armonia fra libertà e associazione; al vertice dello stato l'idea della patria: intorno a lei i cittadini uguali per diritti e per doveri; speranza di un equo e prospero avvenire sociale, la cooperazione. La libertà, mezzo non fine; non doversi abolire la proprietà, ma avviare la società verso basi più eque di rimunerazione fra il capitalista e l'operaio; la famiglia, concetto di Dio, doversi render sempre più santa e inanellata alla patria, come la patria all'Umanità.
Signori, oggi in Inghilterra e in Francia questi concetti del Mazzini si studiano con interesse; il concetto delle cooperative trionfa!
In Italia son morti i suoi interpetri, gli apostoli delle sue dottrine; morto Saffi, Quadrio, Campanella; poche anime solitarie (fra le quali fervida sempre d'amore per l'Italia, sua seconda patria, colei che del maestro scrisse degnamente la vita, Jessie White Mario) serbano un culto al Maestro!
Ventura per lui che i malcontenti, gli agitatori di mestiere si sono adunati sotto altra bandiera e che il suo nome non sia più segnacolo in vessillo a partiti turbolenti che, non conoscendolo, tanto era alto per loro, ne fraintendevano le nobili aspirazioni.
Fra le accuse che si muovono al Mazzini non come filosofo, nè come economista, ma al Mazzini uomo, le più insistenti e che ciascuno di voi avrà sentito ripetere, sono di aver sacrificato tante giovani vite, rimanendo egli illeso; di essersi ostinato nel suo ideale repubblicano, creando fatali divisioni nell'Italia risorgente, difficoltà a chi voleva giungere, per vie diverse, all'indipendenza d'Italia.
Per l'avvenire d'Italia Egli credette necessarie le cospirazioni, il martirio; le religioni, come le nazioni, hanno bisogno de' loro martiri. Risuona ancora quest'aula delle calde parole di Romualdo Bonfadini, colle quali inneggiava al martirio dei Bandiera.
Ma, que' martiri, il Mazzini li piange tutti; non è rettorica il dolore che spira dalle pagine ammirabili sopra Jacopo Ruffini e i Bandiera: è dolore vero che ci commuove, e ci fa anche oggi inumidire il ciglio. I martiri per il Mazzini continuano l'opera loro in un'altra vita... la morte non esiste!
Se Mazzini fosse morto nelle carceri di Genova come Ruffini: fucilato come Vochieri, come i Bandiera: trafitto da armi straniere nelle guerre d'indipendenza del 48, come i professori e gli studenti delle università, o come Pisacane; ferito insieme a tante anime generose, sarebbe stato più grande, perchè il martirio del corpo, ha, per le moltitudini, un gran fascino, ognuno, di qualunque partito, avrebbe portato uno sguardo riverente alla sua memoria.
Il martirologio italiano avrebbe contato un martire di più: ma quanto pensiero fecondo sarebbe mancato!
Se non ebbe il martirio del corpo, ebbe quello ben più triste, il martirio dell'anima! E l'uomo è preparato più al primo che al secondo; il primo termina in un istante, il secondo dura la vita intera!