E poi vi son tempi in cui bisogna morir come Socrate, altri in cui bisogna combattere come Washington, come Garibaldi; altri in cui ci vuole la penna del pensatore, unita alla spada dell'eroe!
Egli credette di dover compiere una missione; si guardò intorno e non vide nessuno che avrebbe potuto sostituirlo e prosegui, credente, nella sua via triste e silenzioso senza codardo sconforto. «Fo quel che mi pare debito mio (scrisse al Mayer), ma senza entusiasmo o speranza di vita individuale. Benedirei il momento in cui vedessi sorgere altri a predicare la stessa fede ch'io predico per dire è finita e ritirarmi.»
Questo scriveva nel 1849 quando, proclamata la repubblica, era acclamato Triumviro. Morì repubblicano com'era vissuto; non intollerante verso chi, per profondo convincimento, tenne altra via.
«Rimanete (diceva nel 1848), rimanete nelle vie legali, gridate viva Carlo Alberto, esprimetegli gratitudine s'ei fa, ma colla dignità d'uomini che non assorbono tutta la causa in lui.» Però insistette sempre dell'idea che repubblica o monarchia non era questione di forma ma di principio.
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Il secolo che s'approssima vedrà questa severa figura d'artista, di pensatore, di agitatore, crescere sempre più, sempre più purificarsi. E, come in fondo alla campagna di Roma sorge e s'innalza maestosa la cupola di San Pietro che scompare a chi si ponga sotto di essa, così Mazzini, disconosciuto, calunniato, crescerà nella estimazione de' lontani, sedata l'invidia, l'odio, l'indifferenza de' contemporanei.
Domani, o Signore e Signori, compiono 26 anni dacchè Giuseppe Mazzini è sceso nella tomba; inestinguibili odî e indomati amori hanno già cominciato a cedere il posto a giudizi più sereni. Noi della presente generazione non abbiamo nè gli odî, nè le idolatrie dei nostri padri: abbiamo invece l'amore per chi dette agl'Italiani una patria, per chi aiutò a compiere quello che darà il nome a questo secolo, le nazionalità.
C'inchiniamo riverenti dinanzi a Superga e al Pantheon, come a Santena, a Caprera, a Staglieno.
Là, dentro la sua tomba granitica, ha finalmente, riposo accanto all'essere che in vita adorò, sua madre, «quest'uomo che (disse scultoriamente Giosuè Carducci) tutto sacrificò, che amò tanto e non odiò mai, che pensò e volle e ricreò una la nazione.»