Ora gli odii son verdi: — e nefando

Un spergiuro gli intima al cor mio;

Però, s'anco a te il viver degg'io,

Sappi ch'io non ti rendo amistà.

C'è soltanto lo sdegno contro la politica de' reazionarii, contro il Castelreagh, per Parga tradita? c'è soltanto la miseria dell'esule che ne' primi tempi là a Londra si trovava in una brutta casa, tra quattro donne brutte da far paura al demonio, come scrisse a un amico, senza conoscenze, senza amicizie, da maledirne l'isola che gli fu poi tanto cara perchè l'uomo v'era più simpatico che altrove e l'unica sede era quella in Europa della cordiale dignitosa ospitalità? Sarebbe, io credo, diminuire l'animo di lui e il peso del suo poemetto, che in un momento d'ira chiamava inezia e avrebbe volentieri venduto a chiunque per quattrocento franchi. Come ne' Promessi Sposi la giusta sentenza su gli Spagnuoli fu giusto avvertimento verso gli Austriaci, così ne' Profughi di Parga il disdegnoso rifiuto del ramingo suona un consiglio di non venir mai a patti col nemico. Può darsi che il Berchet pensasse anche alle promesse fatte e non mantenute da Lord Bentinck quando i collegati ci volevano indurre a sollevarci contro Napoleone; ma, certo, il pensiero suo non va contro l'Inghilterra, va acuto contro l'Austria.

L'Austria feriscono dritte le altre romanze. Uno straniero volenteroso d'ammirare l'Italia è fermato sul Cenisio da un eremita che gli grida: — Maledetto chi s'accosta senza piangere alla terra del dolore! —, e gli descrive la penisola, non lieta ma pensosa, non in plauso ma in silenzio, non in pace ma in terrore, e gli parla del suo Silvio (e voi supplite, Pellico) che langue ne' ceppi del carcere duro; onde

A' bei soli, a' bei vigneti,

Contristati dalle lagrime

Che i tiranni fan versar,

Ei preferse i tetri abeti,