Fa parte integrale di essa invece la causa che determina le scosse risentite toccando un così detto pesce elettrico. È questo anzi il primo fatto di elettricità animale che sia stato conosciuto, e se ne parla sin dai tempi più remoti, senza darne però, e si comprende, una retta interpretazione. I più anticamente noti fra i pesci elettrici, per quanto ne possiamo sapere noi, sono le torpedini, perchè abitanti il Mediterraneo. Esse fissarono l'attenzione del volgo prima e dei naturalisti poi. Come rappresentarci lo stupore e lo spavento di quegli ingenui pescatori che tirando a terra la rete colma di pesci vengono colpiti da una scossa che li irrigidì e li paralizzò ad un tempo? Vi è solo da meravigliarsi che essi, così immaginosi e ricchi di forme simboliche, non abbiano messo fra le mani poderose di Nettuno una torpedine invece del tridente o del delfino. Debbo però notare a questo proposito come in un vaso proto-etrusco del museo archeologico di Firenze si osservi la figura in rilievo di una torpedine associata ad una sfinge maschio, e contrapposta ad un felino con criniera irradiata. Quel pesce, secondo il Milani, rappresenterebbe probabilmente la forza occulta del mare notturno contrapposta alle forze palesi della natura.
Ai tempi di Aristotile la torpedine si chiamava Narkè, che vuol dire torpore, ed a questo proposito Platone fa dire a Menone in uno dei suoi dialoghi: «O Socrate, già prima di conoscerti avevo sentito dire che tu nelle discussioni non fai altro se non porre te stesso nell'imbarazzo e metterci gli altri, e anche ora mi pare che tu con ogni sorta di incantesimi mi abbia ridotto a non trovar via d'uscita; anzi, se è lecito scherzare, mi sembri affatto simile nell'aspetto e nel resto alla Narkè marina piatta. Essa infatti fa intorpidire chi le si accosta e la tocca; ed anche tu hai fatto lo stesso a me. Perchè, in verità, mi si è paralizzata l'anima e la bocca e non so che risponderti.»
I commentatori, per far comprendere il senso nascosto delle parole messe in bocca a Menone, rammentano come Socrate avesse il viso piatto che poteva essere paragonato alla forma schiacciata della torpedine. Per conto mio trovo che è uno scherzo di assai cattivo genere e tale da far venire i brividi a qualunque conferenziere che abbia il profilo un poco camuso.
Molti altri scrittori dell'antichità hanno parlato dei notevoli fenomeni prodotti dai pesci elettrici, particolarmente Oppiano, poeta greco dei tempi di Settimio Severo. Galeno poi credette di poter spiegare la sensazione provata al contatto di quegli animali attribuendola ad un principio frigorifero, e per motivare la sua opinione portò i buoni effetti prodotti dalla applicazione delle torpedini alla medicina, soprattutto contro il mal di capo e la gotta. Come vedete, non vi è nulla di nuovo sotto il sole, e i Romani facevano anch'essi della Elettroterapia; ma soltanto la facevano senza saperlo.
Saltando a piè pari molti secoli arriviamo a Francesco Redi, il geniale accademico del Cimento, primo medico della casa granducale di Toscana, l'inspirato poeta del vino, il fine, attento, perspicace osservatore di fatti naturali. Ecco come egli ci intrattiene sulle torpedini, in quel suo musicale e purissimo stile: «È cosa notissima che quel pesce marino chiamato tremola, torpedine, ovvero torpiglia, se sia toccato renda intormentita e stupida la mano ed il braccio di colui che lo tocca; ed io ne ho fatta la prova più di una volta, per certificarmi di tal verità e per poterne favellare con certezza di scienza. E voglio raccontarvi che alcuni pescatori, essendo a mia requisizione andati alla pesca di questo pesce ne pigliarono uno e portatomelo vivo poco dopo che l'ebbero preso, appena che lo toccai e lo strinsi colla mano, che mi cominciò a informicolare e la mano e il braccio e tutta la spalla con un tremore così fastidioso e con un dolore così afflittivo ed acuto nella punta del gomito, che fui necessitato a ritirar subito la mano: e lo stesso mi avveniva ogniqualvolta io voleva ostinatamente continuar lungo tempo a toccarlo. Egli è ben vero che quanto più la torpedine si avvicinava alla morte, tanto meno io sentiva il dolore e il tremore, anzi molte volte io non lo sentiva; e quando ella fu quasi finita di morire, che pur campò ancora tre ore, io poteva maneggiarla con ogni sicurezza e senza fastidio veruno: che perciò non è maraviglia se alcuni stiano in dubbio della verità di questo effetto, e lo tengano per una favola, avendone essi per avventura fatta l'esperienza non con le torpedini vive, ma con le morte o vicine a morire.»
Il Redi ed il suo discepolo Lorenzini, che, all'epoca del Rinascimento delle scienze naturali, furono i primi a studiare la torpedine, supponevano che questo pesce inviasse da lontano una quantità di piccoli corpuscoli che s'insinuerebbero nelle parti delle quali essi determinano l'intorpidimento, e che sarebbero proiettati dalla contrazione di due organi riputati muscolari, e chiamati, in ragione della loro forma, muscoli falcati.
Il Borelli, un altro insigne accademico del Cimento, riguarda quella emissione di corpuscoli stupefacenti come immaginaria, e pensa che la torpedine, colpita essa stessa da tremiti violentissimi, comunichi queste vibrazioni all'essere che la tocca e determini così in esso un intorpidimento.
Non sorridiamo a questi tentativi di rappresentazione di un processo funzionale, perchè a ben altre forme dottrinarie ci hanno abituati certuni ai giorni nostri, i quali, essendo tanto più dogmatici quanto meno vogliono parerlo, pretendono di dar ragione dei fenomeni presentati non solo da un individuo ma da una intera società umana, adoperando alcune formule semplicissime, che non sono neppure di loro invenzione, per mezzo delle quali tutto può essere classificato e spiegato; tanto meno scusabili inquantochè ogni giorno più si mette in chiaro l'immensa complessità dei fatti biologici, di quelli anche che potrebbero a prima vista sembrare di una semplicità primordiale.
Si capisce, del resto, che ai tempi del Redi, del Lorenzini e del Bellini non si potesse avere un'idea esatta intorno alla natura della scossa ricevuta dalla torpedine, perchè non si conosceva ancora la bottiglia di Leida, che sembra datare dal 1745. Dopo ciò si comprese che l'agente sviluppato da quel pesce è di natura elettrica, e le osservazioni in proposito, alle quali contribuirono il Volta e il Galvani, eccitarono entrambi questi illustri nella loro lotta per la verità. Infatti il Galvani considera la sua preparazione, fatta di muscoli e di nervi, come un organo elettrico ridotto, e il Volta si inspira a quell'apparecchio nella costruzione della sua pila, che egli chiama «organo elettrico artificiale» «per essere (come scrive al Brugnatelli) fondato sopra i medesimi principi e simile anche nella forma, secondo la sua prima costruzione, all'organo naturale della torpedine.»
La scoperta della pila mise nell'ombra le mirabili osservazioni del Galvani, e le sue affermazioni intorno alla elettricità animale, e ciò benchè fosse ormai indiscutibile che la torpedine si comporta come una macchina elettrica, e come una pila insieme, e che lo sviluppo dell'elettricità è in quegli animali dipendente dalle loro condizioni vitali. La morte infatti porta con se, come del resto aveva già osservato il Redi, la cessazione di ogni fenomeno elettrico, e tutte le osservazioni dimostrano anche che la potenza intorpidente dei pesci elettrici si indebolisce a misura che diminuiscono le attività funzionali dell'animale, che essa si esaurisce per ogni emissione eccessiva, e che, nello stato normale dell'organismo, essa può ristabilirsi col riposo. Questi esseri singolari sono capaci, è vero, di dare parecchie scariche successive, ma queste vanno gradatamente indebolendosi, sino a che quei pesci possono essere impunemente toccati. Poi, col tempo, soprattutto se bene alimentati, essi riprendono le loro capacità elettriche, così come si osserva nelle manifestazioni dell'energia muscolare e nel decorso della fatica. Vi è insomma, sotto molti aspetti, una completa identità fra la scossa elettrica della torpedine ed un movimento volontario. Le torpedini e gli altri pesci elettrici, come il gimnoto ed il siluro, danno una scossa elettrica come un cavallo darebbe un calcio, un cinghiale un colpo di zanna, una tigre un morso, un'aquila un colpo d'ala o d'artiglio. Il meccanismo nervoso volontario pel quale si esplica l'atto della difesa e dell'offesa è lo stesso in questi casi, non solo, ma anche gli effetti esteriori che ne risultano hanno molte analogie fra loro. Ogni giorno di più, infatti, si mettono in chiaro le somiglianze strutturali fra muscoli ed organi elettrici, non solo, ma pure quelle funzionali fra scossa elettrica e contrazione muscolare. Questi due atti si lumeggiano vicendevolmente, inquantochè obbediscono alle stesse leggi generali; sicchè possiamo dire, per adoperare un linguaggio tecnico, almeno una volta, che entrambi dipendono probabilmente, per quanto riguarda l'effetto esterno, da cangiamenti di tensione superficiale.