L'affinità fra un movimento volontario ed una scossa elettrica mi richiama alla mente una descrizione dell'Humboldt, che amo ripetervi in parte, benchè la ritenga universalmente conosciuta. Si tratta della pesca dei gimnoti, o anguille elettriche, che vivono nelle acque dell'America meridionale, e che danno, quando siano irritate, scosse potentissime, molto più energiche di quelle della torpedine. Non bisogna però credere che il racconto dell'Humboldt si riferisca ad un modo usuale di pesca; esso piuttosto va considerato come la narrazione di una accidentale avventura di viaggio. Ecco le parole del celebre viaggiatore e scienziato tedesco:

«L'anguilla elettrica, benchè tardissima nei movimenti, si prende difficilmente con reti, perchè simile al serpe si affonda nel fango. Si potevano in tal caso adoperare le radici di alcune piante che hanno la proprietà, gettate in uno stagno, di inebriare o stordire gli animali che vi si trovano. Non volevamo però ricorrere a questo metodo, perchè le anguille ne sarebbero state indebolite. Allora gli indiani dichiararono che volevano pescar con cavalli. Corsero nelle steppe ove sono numerosi i cavalli e i muli selvatici, ne presero una trentina e li spinsero nell'acqua.

L'inaspettato rumore dello scalpitìo dei cavalli spinge i pesci fuori della melma e li invita all'attacco. Le grandi anguille gialle nere, simili ed enormi piante acquatiche, nuotano qua e là presso alla superficie e guizzano sotto il ventre dei cavalli e dei muli. La lotta fra animali così differenti forma il quadro più pittoresco.

Gli indiani muniti di giavellotti e di lunghe e sottili canne si appostano in fitta colonna intorno allo stagno. Alcuni salgono sugli alberi i cui rami si stendono orizzontalmente sull'acqua. Colle selvagge loro strida e colle lunghe canne fanno indietreggiare i cavalli che vogliono risalire le rive.

Le anguille, assordate dal rumore, si difendono con ripetute scariche delle loro batterie. Per qualche tempo pare che debbano riuscire vittoriose. Parecchi cavalli soccombono ai colpi invisibili che minacciano gli organi i più essenziali. Storditi dalle incessanti e violenti scosse cadono al fondo. Altri sbuffanti, irta la criniera, gli occhi dilatati per lo spavento, fuggono disperatamente cercando di sottrarsi alla bufera, ma sono respinti dagli indiani. Alcuni però, ingannando la vigilanza dei pescatori, giungono alla sponda, vacillano ad ogni passo, e spossati a morte si gettano sulla sabbia colle membra irrigidite....

Credevamo che tutti gli animali impegnati in quella lotta dovessero soccombere l'uno dopo l'altro. Ma a poco a poco il furore scema, e le anguille affaticate si sparpagliano. Hanno ora bisogno di un lungo riposo e di un abbondante cibo per riacquistare le forze galvaniche disperse nel combattimento: esse vengono ora paurose presso la spiaggia e sono prese mediante piccoli giavellotti raccordati a lunghe funi.

Un uomo non si esporrebbe senza pericolo al primo colpo di una grossa anguilla elettrica irritata. Se si riceve la scossa prima che il pesce sia ferito o stanco da una lunga persecuzione, il dolore e lo stordimento sono tali che non si può dar conto della sensazione. Non mi ricordo (dice l'Humboldt), di aver provato, dalla scarica di una gran bottiglia di Leida, uno scrollo terribile al pari di quello che soffersi quando misi incautamente i due piedi sopra un'anguilla elettrica che era stata poc'anzi tratta fuori dell'acqua. Per tutto quel giorno ebbi violenti dolori nelle ginocchia e in tutte le articolazioni.»

E un giovane tisiologo tedesco, morto da poco, il Sachs, racconta che, avendo lasciato cadere un gimnoto sul suo piede, fu gettato a terra e provò tale un dolore, che non potè trattenersi dal gridare.

Ma io non posso indugiarmi sui pesci elettrici, perchè di un altro argomento voglio parlarvi succintamente prima di lasciarvi. Mi limiterò per questo a riassumere in poche parole lo stato attuale delle nostre cognizioni in proposito, ricordando che ad esso hanno contribuito parecchi italiani, fra i quali amo citare in particolar modo, limitandomi al periodo storico che ora consideriamo, i nomi del Nobili, del Matteucci, del Pacini.

Alcuni pesci, appartenenti a tre gruppi molto diversi fra loro, le torpedini, i gimnoti ed i siluri, hanno la proprietà di dare forti scariche elettriche, subordinate all'attività del loro cervello. Questa funzione elettrica è esercitata per mezzo di un apparecchio speciale, composto di un gran numero di elementi. In ciascuno di questi ultimi penetra una terminazione nervosa, presso a poco nello stesso modo col quale un nervo motore si dirama in un muscolo volontario. È indiscutibile che la forza emanata dall'organo in questione è una forma di elettricità. Lasciando da parte l'influenza che la energia sviluppata dai siluri, dai gimnoti, dalle torpedini esercita sopra gli organismi viventi, ricorderemo come questi pesci abbiano dato scintille a guisa di una bottiglia di Leida. Inoltre, con quella forma di energia si ottennero effetti calorifici e di decomposizione chimica, si fece deviare l'ago magnetico, si provocarono fatti di induzione in un rocchetto e si accese una lampadina elettrica. Si tratta dunque di vera elettricità ed in questo caso sembrerebbe proprio che l'organismo ci desse un esempio, qual meglio non si potrebbe sperare, di una funzione ridotta ad un semplice fenomeno fisico.