Eppure neanche in questo caso la fisica può da sola servirci, per ora almeno, a comprendere completamente la scossa di cui è questione, perchè l'elettricità emessa dai pesci elettrici si trova in condizioni speciali quali non si ottennero peranco con gli apparecchi raccolti nelle ricchissime collezioni dei fisici. Infatti essa presenta le proprietà insieme dell'elettricità statica, della dinamica e della indotta.
Che dire poi della enorme differenza che esiste fra i nostri mezzi di sviluppare l'elettricità e quelli adoperati da un pesce elettrico? Perchè certo nessuno vorrà dare maggior valore di quello che si conceda ad una figura rettorica al confronto fatto fra gli elementi di una pila voltaica a colonna e le lamine dei prismi che costituiscono l'organo elettrico di una torpedine. E come spiegare l'immunità che quei pesci dimostrano per l'agente potentissimo che essi stessi sviluppano?
Voi vedete dunque come, benchè si tratti in questo caso di un fenomeno puramente fisico quale è quello di una scarica elettrica, pure la fisica non può aiutarci completamente a comprendere i mezzi impiegati dall'organismo per elaborare e sviluppare quella singolare forma di energia.
Badate inoltre che la scarica di un pesce elettrico implica quasi sempre un atto volontario che ci conduca a studiare il problema della coscienza, di quella proprietà per la quale un essere vivo avverte se stesso e l'ambiente che lo circonda. La fisiologia ha affrontato questa questione che tocca la intimità stessa della nostra personalità senziente e pensante, e certo tutte le ricerche anatomiche fisiologiche e quelle particolari di psicologia hanno gettato un po' di luce sugli elementi strutturali dai quali quei fatti emanano e sui processi fisici, chimici e funzionali che li accompagnano e con ogni probabilità li determinano. Ma io, che pure con speciale amore mi occupo di quegli studi sono fra quelli, e siamo legione nel campo della fisiologia sperimentale, che accordano tutto il possibile al meccanicismo, e si servono di esso per simboleggiare quanto si manifesta da un essere vivo, ma non sanno comprendere e non saprebbero concepire una rappresentazione materialistica della coscienza. Confessiamolo francamente: il problema della coscienza è sempre insoluto e molto probabilmente insolubile.
Ma, Signore e Signori, le indagini sui pesci elettrici, per quanto interessanti e benchè ci conducano a discutere di cose fondamentali per la funzione dei corpi organizzati, sembrano piuttosto oggetto di studio per un erudito, per un curioso delle stranezze della natura. Vi è invece nelle ricerche sulla elettricità animale un argomento che ci dà occasione di penetrare nella intimità funzionale dei nostri organi, dei nostri tessuti, dei nostri apparecchi, e che ci dà l'immagine di quel continuo avvicendarsi di fatti distruttivi e di riparazione fra i quali oscillano in ritmo incessante le parti costituenti il nostro organismo.
Sarò brevissimo e comincerò per questo col non tener conto dei precursori di Galvani. Vi sono sempre dei precursori in ogni scoperta, ma è certo che si deve al biologo bolognese la prima constatazione di carattere scientifico dell'elettricità sviluppata dal tessuto muscolare. Non già colla ben nota osservazione della rana appesa ad un uncino di rame che eventualmente toccò il celebre parapetto di ferro, bensì colla esperienza eseguita senza l'intervento di alcun metallo.
A questo proposito debbo ricordare come alcuni abbiano voluto sostenere che la scoperta attribuita al Galvani si debba invece alla sua dilettissima moglie, la signora Lucia nata Galeazzi, che per la prima avrebbe avuto occasione di osservare le ormai storiche contrazioni dei muscoli in certe zampe di rana e di richiamare su queste l'attenzione del marito. Altri sostengono che le prime osservazioni furono fatte veramente dal Galvani, ma sopra rane preparate, non vorrei dire prosaicamente, per fare un brodo che servisse di ristoro a sua moglie che era allora ammalata. Queste affermazioni furono contestate, ma non si può del tutto escludere l'influenza, almeno accidentale, della moglie sulla scoperta del marito. A sostegno di questa tesi sostenuta da molti in quei tempi, amo citare un sonetto non bellissimo, dedicato al Galvani dopo la morte prematura della sua Lucia:
Quella donna gentil, cui d'aureo strale
Piagata il seno teco amor congiunse,
Poi morte con quel suo colpo fatale,