Di te ragiona e dei tuoi chiari passi!

Se anche le cose stanno come afferma l'autore del sonetto, che voglio credere migliore storico che poeta, benchè parli con tanta sicurezza di ciò che avviene lassù nelle sfere celesti, non è alla buona signora Lucia che noi dobbiamo attribuire quella scoperta, nel vero senso della parola. Certo molti dei più importanti fatti scientifici furono rivelati all'umanità dal caso, ma quando vennero ad incontrarsi con una mente adatta a comprenderne il significato. Non per questo voglio deprimere il merito della signora Galvani. Io vorrei, anzi, che si scrivesse una storia delle compagne di quegli eroi che lottarono nel campo delle idee, e credo sarebbe il racconto di intimi e mirabili drammi combattuti nei cuori femminili per l'uomo amato, che idealizzato dalle moltitudini si mostra, nel tollerante e sereno ambiente della casa, spoglio dell'aureola di gloria che lo illumina e lo nasconde, e vi rivela tutte le debolezze comuni agli altri uomini e qualcheduna forse in più. Quanta abnegazione, quanto disinteresse, quale instancabile affetto seppero possedere quelle modeste eroine, e quale contributo portarono alla gloria del marito, consigliandolo, sostenendolo, incoraggiandolo, sapendo sottrarsi a tempo agli applausi meritati, per lasciarli all'idolo che li ambisce.

Per amore di verità, però, non debbo dimenticare che la storia registra anche molte Santippe.

Dopo la morte del Galvani tutto quanto avesse riguardo coll'elettricità animale venne circondato di dubbi, di indifferenza e finalmente dimenticato, ed a ciò contribuì principalmente la scoperta della pila di Volta ed i rapidi e meravigliosi progressi che ne conseguirono nel campo della elettrodinamica. Si capisce, infatti, come la povera elettricità animale, questa specie di cenerentola della elettrologia, così modestamente raccolta nei tessuti viventi, dovesse cedere il passo alla sua consorella, la elettricità voltaica, assai più appariscente e più ricca di applicazioni che essa non fosse.

Fu il Matteucci che la rimise alla luce del mondo. È bensì vero che il Nobili aveva scoperto la cosiddetta corrente propria della rana che va dai piedi al capo, ma egli l'aveva attribuita a fenomeni termoelettrici, sicchè fu soltanto cogli studi del Matteucci che si riprese nettamente il concetto del Galvani, e si considerarono i fatti elettrici manifestati da un essere vivente come un'espressione dei processi che si svolgono nell'intimità degli apparecchi funzionanti.

Il Matteucci era uomo di tale ingegno, da lasciare la sua impronta su qualunque argomento imprendesse a trattare. Non sta a me di considerarlo ora nelle sue opere di cittadino; ricorderò soltanto che fu ambasciadore e ministro della pubblica istruzione e professore nel nostro Ateneo. Del resto, da questi punti di vista fu già magistralmente tratteggiato da Nicomede Bianchi, in un libro che ha appunto per titolo: Carlo Matteucci e l'Italia del suo tempo. Per trattare dell'importanza non solo tecnica ma filosofica del Matteucci, ci vorrebbero parecchie conferenze. Perchè egli non fu solo uno scopritore di fatti, ed il restauratore della elettrofisiologia, ma anche un rinnovatore nel campo delle idee direttrici in biologia. Con un acume ammirabile sostenne l'importanza dei fatti fisici e chimici negli esseri viventi, e fu così uno fra i più efficaci fondatori della fisiologia moderna. Ma non ebbe i fanatismi tanto comuni agli innovatori, e seppe mantenersi sempre nei limiti del vero, possedendo una netta percezione dei confini fissati alla applicabilità dei fatti scientifici ed al loro significato fisiologico. Egli, l'autore dell'opera sui fenomeni fisico-chimici dei corpi viventi, ed uno fra i più vivaci oppositori di quella scuola di un vitalismo primordiale, rappresentata in Italia dal Rasori e dal Tommasini prima, e poi, benchè in forma più progredita, dal Bufalini, mantenne sempre quella serenità di giudizio e di linguaggio, che dimostrano in lui un vero temperamento di scienziato. Egli ben sapeva che la scienza positiva non ha e non può avere alcun rapporto colle questioni trascendentali, e deve lasciare al sentimento ed all'intuito individuali di definire, quando se ne senta il bisogno, che cosa possa essere quello che si vuol chiamare la verità assoluta. Lo studio dei fenomeni della natura, provoca, ordinariamente, bisogna riconoscerlo, una speciale polarizzazione nelle capacità intuitive ed interpretative, ma ciò non fa parte della scienza propriamente detta. Se l'indagine plasma la mente dello sperimentatore ad uno speciale ed indulgente scetticismo, si è perchè il contatto diretto coi fenomeni della natura, e la sottile ricerca di essi, e l'analisi minuta delle loro particolarità mentre lo rendono più forte nel discernimento del supposto vero, gli dimostrano anche l'inanità degli sforzi suoi e degli altri, nel determinare l'essenza delle cose. Ma l'uomo di scienza è anche spesso un entusiasta, perchè nessuno meglio di lui è in grado di apprezzare la meravigliosa armonia dei fatti naturali, l'intimo legame che li riunisce, gli adattamenti perfettissimi che danno ai fenomeni una stupefacente parvenza di finalità. Egli è pure un disilluso, perchè ogni giorno più deve convincersi che ben poco è quello che sa in confronto di quello che gli resta a sapere, e perchè si avvede che ogni fatto nuovo che viene alla luce, mentre aumenta il suo potere sulla natura, allarga pure smisuratamente i confini della sua ignoranza consapevole. Ma egli possiede anche un concetto esatto intorno alla relatività dei nostri veri, e se non sempre ha il coraggio di comunicare i dubbi che lo tormentano, e lo sconforto di sentirsi legato, per certe questioni generali, al limbo eterno della ignoranza, sa però che deve essere temperato nelle idee e non scende nella lizza per opporre ad affermazioni azzardate altrettanta vacuità di linguaggio; e a rappresentazioni troppo indefinite e vaghe, simboli troppo schematici e materiali; e a certe nebulosità idealistiche, costruzioni materialistiche di un meccanismo infantile.

Questa è la rappresentazione psicologica di uno scienziato, quale sorge spontanea nella mente leggendo le opere del Matteucci, le quali improntate ad un severo positivismo fanno di lui, che fu il ricercatore dei fenomeni fisici e chimici dei corpi viventi, uno dei fondatori di quella scuola biologica che limita i confini della nostra conoscenza e che alcuni vorrebbero, non capisco il perchè, distinguere coll'appellativo di neovitalismo.

Dovrei ora parlare in modo speciale intorno alle ricerche del Matteucci sull'elettricità animale, ma ciò mi obbligherebbe ad entrare in questioni troppo tecniche, e ad adoperare un linguaggio che è soltanto espressivo per gli iniziati ai suoi misteri. Credo invece opportuno di dirvi in poche parole quali siano le nostre cognizioni attuali a proposito della elettricità dei tessuti, perchè possiate apprezzare quanto la fisiologia deve a quegli illustri italiani che hanno iniziato questi studi. È infatti soltanto esaminando il frutto che si può comprendere l'importanza di un germe, e soltanto l'organismo sviluppato ci dice quali capacità di evoluzione stavano nascoste in quella cellula così ricca di potenzialità che noi chiamiamo l'uovo.

Un organismo vivente, considerato in forma schematica, può essere tenuto in conto di una macchina complicatissima, nella quale materiali chimici molto complessi, dissociandosi ed ossidandosi, mettono in libertà una certa somma di energie, in quella guisa che il carbone combinandosi coll'ossigeno, come si suol dire, bruciando, sviluppa calore. Ma lo stesso pezzo di carbone, quando si ossida, può darci semplicemente del calore, se ci limitiamo a bruciarlo nel caminetto, mentre da esso possiamo trarre del lavoro meccanico, se ne provochiamo la combustione nel fornello di una locomotiva, o della energia elettrica e quindi della luce o delle azioni chimiche o altre forme di lavoro, se la forza messa in libertà dalla fiamma fa poi agire una dinamo e questa una lampada elettrica, o un bagno galvanoplastico, o altro. Sicchè lo stesso combustibile bruciando può dare forme differenti di energia e di lavoro a seconda dei meccanismi ai quali è applicato.

Nello stesso modo i processi di combustione che si svolgono nelle singole parti del nostro corpo si manifestano diversamente in ragione della varia struttura di queste parti. Il muscolo dà il lavoro meccanico, la glandola, la elaborazione chimica, il nervo, la trasmissione di un'onda particolare, la cellula nervosa, l'impulso al movimento o il sottostrato della sensazione, e così via, e tutti questi atti derivano in modo più o meno diretto da cangiamenti chimici, che mettono in movimento i diversi ingranaggi del nostro organismo.