Xe un tedesco o xe una spia.
La rivoluzione era nell'aria e si sentiva nei nervi; si leggeva in tutti i volti l'odio allo straniero. Dalle vicine città giungevano notizie di risse sanguinose tra cittadini e soldati. Per quietare a suo modo le agitazioni, l'i. e r. governo annunziava ai sudditi che Sua Maestà s'era degnata (la parola è testuale) di mettere le province italiane sotto l'imperio della spada.
Ma gli avvenimenti doveano svolgersi nella loro solenne pienezza.
La Francia s'ordina a forma democratica; sulle vie di Berlino sorgono le barricate; a Vienna dirompe l'ira popolare e vince; e alcuni principi, o per amore o per paura, temperano gli ordini dello stato.
In particolar modo la sommossa di Vienna cresce baldanza alle dimostrazioni patriottiche e a determinare i propositi più risoluti.
Il popolo veneziano che vuol rivendicare patria, esistenza, libertà, come una larga onda furiosa corre alle carceri, ne rompe le sbarre, libera il Manin e il Tommaseo e li porta in trionfo.
Sulle antenne della Piazza s'inalza la bandiera dei tre colori, e come a promessa di vita novella tutti le si stringono intorno; i nobili quasi sentissero più solenne l'orgoglio della gloria vetusta, il ceto mezzano che alla patria dava affidamento di un felice presente e segnava le vie per l'avvenire, il popolo che obliava gli antichi e i recenti servaggi brandendo le armi nel nome della libertà.
E i raggi del sole, riflettendosi sulle ampie vetrate di San Marco, si spargevano intorno come un'aureola gloriosa; e il palazzo dogale pareva irradiarsi di quella luce, che dovea risplendere un istante sulla meravigliosa epifania italiana.
Donde venne, mi ridomando, a quel fiacco popolo veneziano l'audacia della ribellione?
Chi avrebbe potuto sospettare che nel silenzio della laguna si celasse tanta gagliardia?