— Ad ogni costo?

— Sì, ad ogni costo.

— Badate, io vi imporrò sacrifizi immensi — replicava il Manin.

— Li faremo — gridarono tutti. Dopo ciò si votava la seguente parte:

«L'Assemblea dei rappresentanti dello stato di Venezia, in nome di Dio e del Popolo, unanimemente decreta: Venezia resisterà all'austriaco ad ogni costo.»

L'onta di mezzo secolo prima, con cui un altro Manin aveva macchiata Venezia, era veramente cancellata. Splendeva anco una volta glorioso il retaggio de' secoli, e dagli antichi dipinti della sala del Maggior Consiglio l'immensa moltitudine di valorosi pareva rispondesse orgogliosa ai nuovi accenti d'inclito ardimento.

Anche il popolo parve inebriato d'epico orgoglio. I ricchi portarono sull'altare della misera patria il loro oro: il popolo il suo obolo: le donne i loro gioielli.

Frattanto volendo gli austriaci porre fine alla impresa, riassunsero più gagliardamente le offese, e la squadra imperiale si portò nelle acque di Venezia, chiudendo le vie del mare, mal protette dalla debole e disordinata marineria veneta.

Dalla parte di terra si raccoglievano 30,000 uomini, che fecero piombare la terribile grandine del ferro e del fuoco sul fortilizio di Marghera, sentinella avanzata nella solitudine delle acque.

Venezia non era però preda esposta nè facile, e non le mancavano e petti e braccia e ostinata virtù di resistere.