La prima idea strategica attribuita al generale Bava è questa: Prendere Mantova e poi Verona, (4 aprile. Consiglio di guerra tenuto a Cremona), ma passato il Mincio vien deciso di sorprendere anzitutto Peschiera, ritenuta opportuna per far cadere Verona: se non che l'impresa di Peschiera andando per le lunghe si ritorna al concetto d'impossessarsi di Mantova, e, tal disegno sfumato, vien decisa una grande azione contro Verona.

È pur troppo vero che a questi rapidi cambiamenti di scena contribuiscono i clamori delle popolazioni, la politica estera, le pretese de' vari stati, ma che ne nasce da questo? battaglie senza scopi, sacrifizi senza ragione.

Gli scontri sotto Mantova (19 aprile), gloriosi per le truppe, non hanno alcun risultato.

Il brillante assedio di Peschiera restò un episodio isolato, senza importanza sulla condotta della guerra.

Pastrengo segnò una vittoria splendidissima, nella quale rifulse il valore personale del Re, ma non fu completata e nulla decise.

La giornata di Santa Lucia (6 maggio) mise in mostra tutto il valore soldatesco dell'esercito, i battaglioni furon visti marciare allineati sotto il fuoco nutrito de' nemici militi, colonnelli, generali vi versarono sangue a fiotti e perchè? Per uno scopo di ricognizione, con un piano mutato e rimutato, di cui nessuno ebbe la paternità esclusiva, e per riedere poi ai primitivi accampamenti, per rifocillarsi. Gli impresari avevan l'obbligo di portare i viveri soltanto sino al Mincio!

XIV. LA SCONFITTA DEL VENETO.

Se non che, mentre il martello piemontese batteva qua e là l'incudine del quadrilatero, il Nugent attraversava il Veneto.

Questa regione, che mezzo secolo prima era stata il teatro delle gesta fulminee di Napoleone, parve ripiombata nel medio evo! Venezia aveva rialzato il vessillo di San Marco: ogni città, ogni comune pretese farsi centro della difesa italica, sembrò ritornata in onore la guerra di campanile. I crociati giuravano di morire sul recinto dell'avito comune, il popolo chiamava i vescovi a benedire le barricate.

Fra errori, colpe e deliri rifulge isolata e magnifica la difesa del Cadore, affidata dal Manin al capitano Calvi, e dove i montanari nostri, imperterriti, con ogni possa si opposero all'invasione. Al trinceamento di Chiapuzza colle forche, cogli spiedi, coi tridenti, quei prodi combattono; le donne seguono in battaglia i mariti, i figli, e vincono. Ad Ospitale la difesa è tenace, al Passo della morte si ruzzolan giù pei dirupi massi di pietre, che pongono in fuga i nemici, a Rucorvo, a Rivalgo (28 maggio) le resistenze son decisive e fortunate. Dalle miniere di Auronzo si traeva il piombo, dalle cantine il salnitro, da ogni ferro un'arma, da ogni essere un combattente.