Mentre la rivolta si faceva strada nelle province e la Sicilia aveva costituito un governo proprio; mentre la guerra era in Lombardia e il malumore cresceva; gli avvocati del governo impotenti a far nulla di serio a causa di tante pressioni, agitavano idee e propositi stravaganti. Si pensava più ai partiti che al paese; di ogni questione personale si faceva una question generale. Fu compilata una legge elettorale pessima; a chi si doleva fu risposto che era la migliore per far riescire gli amici.

Le elezioni furono fatte il 15 aprile, e, per fortuna, diedero risultati superiori a ogni aspettativa.

Carlo Poerio, degli Uberti, Ruggiero, Conforti, Imbriani ebbero elezioni multiple. Fra gli eletti vi erano Spaventa, Savarese, Dragonetti, Scialoia, Massari, Pisanelli, De Vincenzi, Mancini e altri degnissimi. Fra i deputati prevalevano coloro che in passato aveano sofferto persecuzioni; molti erano giovanissimi. Così come nel Parlamento del '20 vi era qualche prete, qualche proprietario, qualche nobile, alcuni professori; ma la grandissima maggioranza era di avvocati.

Il Bozzelli, l'idolo della vigilia, l'autore della costituzione non fu nemmeno eletto.

L'apertura del Parlamento era attesa con grande ansia, per lo spettacolo nuovo, per la speranza di vittoria che era in tutti i partiti, per il desiderio che era in moltissimi di battaglie di parole, di cui sempre molto avidi si sono mostrati i meridionali.

Tre correnti si erano determinate: la prima, la più numerosa, raccoglieva i malcontenti, coloro che a pochi giorni dalle nuova costituzione volevano modificarla o abolirla. Si proponevano di rovesciare il Ministero, di fare che la Camera dei Deputati funzionasse da costituente e abolisse la seconda Camera, quella dei pari. Propositi dissennati, conseguenze di letture mal digerite, di esempi mal compresi.

La seconda corrente avea carattere regionalista, era anzi una corrente napoletana. Non vedeva volentieri nè il movimento unitario, nè quindi la spedizione in Lombardia. Si aspettava che il Parlamento facesse ritornare le truppe dalla Lombardia e le spedisse in Sicilia. Fra questi costituzionali sinceri, ma non unitari, erano appunto Bozzelli, Blanch, Ciancinelli ed altri molti.

L'ultima corrente era rappresentata da coloro che a tutto anteponevano il sentimento d'italianità; volevano che il re mandasse nuove truppe in Lombardia e rinunziasse, almeno per allora, a riconquistare la Sicilia.

Così divisi erano gli animi dei liberali e troppe soluzioni erano escogitate e troppe ventilate con gran leggerezza.