Così avveniva, che verso l'assolutismo, per desiderio di quieto vivere e per odio all'anarchia che invadeva tutti, cominciavano a ripiegare anche gli spiriti più temperati.

I deputati giungevano dalle province. Molti erano seguìti da armati. O era la poca sicurezza delle strade, o era il desiderio di mostrarsi disposti a difendere la libertà, anche con le armi, o ardimento, vanità, o paura, o tutte queste cose assieme, soprattutto dalle Calabrie e dal Cilento giunsero armati e per le vie di Napoli circolavano facce contadinesche in aria spavalda e minacciosa.

La guardia nazionale avea più bandiere che armi, quasi più ufficiali che soldati. Non istruita per mancanza di tempo e di disciplina, raccoglieva tutti, pretendeva essere considerata come la sola e la grande milizia della nazione. L'esercito minacciato, insultato, tenuto da parte rodeva il freno: e tra il più gran numero degli ufficiali eran propositi e desiderii di ritorno all'antico.


In queste condizioni dovea aprirsi il Parlamento.

L'apertura solenne fu fissata per il 15 maggio. Ma sette od otto giorni prima di essa vi furono in parecchie case riunioni preparatorie.

Dopo una riunione tenuta in casa del medico Vincenzo Lanza, uomo sempre disposto a morire per la libertà, ma che poi visse in seguito benissimo sotto il dispotismo, fu deciso di riunirsi l'indomani nel palazzo di città in Monteoliveto.

Fra tante difficoltà i deputati avevano un cómpito molto semplice e chiaro: evitare ogni inutile lotta e rassodare la costituzione. Invece, all'annunzio che il re avrebbe mandata l'indomani una formula di giuramento di fedeltà alla costituzione promulgata, fu grande fermento. Alcuno disse che avrebbe fatto appello al popolo, altri pronunziò parole di biasimo. Si diceva che il Ministero avea promesso di svolgere lo Statuto: e si sottilizzava che svolgere implicava anche il diritto di rifare da capo a fondo.

Una costituzione, che era forse la più liberale di Europa o almeno fra le più liberali, pareva insufficiente e ogni avvocato volea modificarla: quasi si fosse trattato di un atto notorio o di una comparsa conclusionale.

L'indomani vi fu una nuova riunione; e furono propositi anche più violenti. Giunse la formula del giuramento quale il re desiderava; era presso a poco quella attualmente in uso nei parlamenti dei paesi costituzionali: si prometteva fedeltà al re, allo statuto e alla religione. Com'era possibile rifiutarla?