La maggioranza dei deputati non volle saperne. I ministri timidi, invece di appoggiare il re, decidevano che la miglior cosa fosse non giurare affatto.
Il re consentiva ancora a modificare la formula del giuramento; ma nemmeno questa concessione valeva a nulla. I ministri andavano e venivano dal Re al Parlamento e dal Parlamento al Re: i deputati si ostinavano a dire di essere un'assemblea costituente e non costituita. La frase era trovata: la vaghezza del polemizzare e del discutere faceva quasi dimenticare il pericolo. Qualcuno fra i deputati annunziava che se si fosse dovuto giurare avrebbe proclamato dinanzi al popolo il tradimento della monarchia.
Il ministero inetto non trovava alcuna soluzione. Il grande storico che lo presiedeva era accidentato e si facea trasportare: conosceva del resto assai più la vita dei Longobardi che le difficoltà de' suoi tempi.
L'agitazione passava intanto nella piazza.
Si diceva: — Il Re tradisce la costituzione! la Camera non è costituita! bisogna che il popolo si faccia valere. —
Le bande armate cominciavano a circolare per le strade a tutela della libertà. Pietro Miletto e Giovanni Andrea Romeo, armati di boccaccio l'uno e di trombone l'altro, e seguìti da altri armigeri, tumultuavano e minacciavano.
Si formavano di nuovo le dimostrazioni. Un deputato gridava ai dimostranti che i rappresentanti della nazione si sarebbero fatti uccidere piuttosto che permettere al Re di tradire.
Nella sala dei deputati, individui estranei eccitavano alla rivolta.
Non si sa bene per opera di chi le prime barricate si formavano. Si disfacevano le insegne, si rovesciavano le carrozze, si smuovevano i pavimenti delle strade. Un individuo che ebbe nome di patriota e di repubblicano, introdottosi abusivamente nella sala dei deputati alla testa di schiamazzatori e in aria di minaccia, propose non si facesse alcuna transazione se prima il Re non consegnasse alla guardia nazionale i castelli e le armi.
Quest'idea temeraria e dissennata fu accolta con un diluvio di applausi. Nella notte fra il 14 e il 15 il Re, sperando di evitare la rivolta, cedeva su tutto, tranne che sulla cessione dei castelli. Accettava perfino che la riunione del Parlamento avvenisse senza che i deputati prestassero il giuramento di fedeltà.