Invece nella notte le barricate erano cresciute. Ve ne erano diciassette in via Toledo da San Ferdinando a Santa Teresa e sessantadue nelle vie adiacenti.

I deputati, avendo ottenuto tutto ciò che volevano, facevano dal vicepresidente affiggere una notificazione, pregando la guardia nazionale di ritirarsi e gli amici della libertà di disfare le barricate, affinchè il Re potesse la mattina andare con il corteo ad aprire la sessione parlamentare della prima legislatura.

La truppa intanto aveva occupato le piazze, temendo violenze da parte dei rivoltosi.

La mattina del 15 vi fu nuova gravissima agitazione. Si pretendeva che il Re ritirasse immediatamente i soldati: solo allora, si diceva, si sarebbero disfatte le barricate.

Ma dietro queste ultime erano alcuni energumeni, moltissimi di quelli che speravano e volevano nuovi rivolgimenti, perchè la libertà non avea data loro nessuna di quelle cose cui aspiravano. Su di essi nulla potè, non l'intervento del vecchio e venerando generale Gabriele Pepe, messo dai deputati a capo della difesa nazionale; non la commissione mandata dai deputati.

Questi ultimi, la mattina del 15, sedevano in Monteoliveto e agitavano propositi disparati. Alcuni di essi erano sicuri che l'inaugurazione sarebbe avvenuta, ed erano in abito nero e cravatta bianca.

I rivoltosi delle strade, non cedendo ad alcuna ragione, avevano invece rafforzate le barricate. Si trovavano di fronte, in parecchi punti, l'esercito e i rivoltosi.

I soldati, che da parecchi giorni e da parecchie notti erano in uno stato di tensione grandissima e avevano a capo ufficiali contro cui più grandi erano le avversioni dei liberali, erano stanchi ed esausti.

A un tratto, dalle barricate in piazza San Ferdinando furon tirati su di essi i primi colpi e caddero uccisi un granatiere e un capitano della guardia. Fu il segnale della battaglia: gli svizzeri, atterrate le prime barricate, si slanciarono per la via Toledo.