Ma, a giudicare con serenità, dopo quarant'anni dalla sua morte, egli non fu se non un uomo buono e mediocre, intelligente e grossolano, animato dalle migliori intenzioni e rovinato dalla paura. I suoi ministri, i suoi cortigiani, perfino i suoi avversari furono spesso inferiori a lui.
Come può essere chiamato crudele chi non fece, dopo i fatti del 15 maggio, eseguire condanne di morte? La causa contro i rei di Stato durò otto mesi ed ebbe 74 udienze pubbliche. Gli avvocati parlarono ampiamente, gli accusati furono giudicati non dai tribunali militari, ma dalle corti criminali. I giornali dell'alta Italia riproducevano i resoconti del processo, e il tribunale diventava in tal modo un mezzo di propaganda.
Molte condanne vi furono, e molto inique. Ma la più gran parte furon poi commutate. Il Re era migliore della classe di governo e le colpe maggiori vanno imputate non a lui, ma ad altri.
Quando noi ci ripieghiamo sulla nostra coscienza, vediamo che Ferdinando II fece meno di quello che governi liberi e in tempi di maggiore civiltà fecero per ragioni di ordine interno in periodi di rivolte.
Le accuse su di lui sono state tante! Si è detto perfino che la prova più grande della corruzione e del disordine del suo reame si trova nel romanzo di Ranieri: L'orfana dell'Annunziata, pietosissima storia dei fanciulli esposti e ricoverati nella casa dell'Annunziata. Eran queste cose colpa del Re? Dopo mezzo secolo, e in regime liberale, un'inchiesta eseguita pochi anni or sono ha mostrato che queste torture non sono più possibili, poichè i bambini preferiscono, senza dubbio per loro volontà, morire tutti nel primo anno di età.
Ferdinando è stato ritenuto responsabile di colpe non sue, e quella che era in lui pochezza o insufficienza, determinata dai pregiudizi dell'ambiente è stata giudicata ben altrimenti.
La rovina della dinastia borbonica è stata determinata meno dall'essersi opposta alla libertà che dall'essersi opposta all'unità, movimento allora irresistibile e rispondente a un bisogno di tutta la civiltà europea.
Ma anche in questa opposizione Ferdinando non fu cieco: e fin dopo il 15 maggio non escluse recisamente l'idea federativa. Volea solo assicurare al suo reame, che era il più grande, quella egemonia che, per insipienza de' suoi ministri e per mancanza d'iniziativa da parte sua, andò poi al Piemonte.
Che cosa diede Napoli, nel 1848 e fra il '48 e il '60, all'Italia? Diede l'impulso, diede l'irrequietezza, diede ciò che è più, l'esempio.