L'unità sarebbe inutile, se non dovesse portarci forza e grandezza.
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Malauguratamente, l'unità della patria è insidiata, così dai micromani che vogliono rinchiudere l'Italia nel suo guscio, appartandola dalle grandi Nazioni, inibendole tutte quelle iniziative operose, dal cui sviluppo dipenderà un giorno il conseguimento dei destini suoi gloriosi, come dagli anarchici e dai clericali, sovversivi entrambi, entrambi negatori della patria.
Io mi domando, non senza un brivido di sconforto, se valeva la pena che di sette Stati ne avessimo fatto uno, per poi discutere se questo Stato così laboriosamente formato, debba o non debba occupare il posto che moralmente e materialmente gli spetta!
I miei avversarî — una ben nudrita coorte, in verità! — mi chiamano megalomane; e l'ingiuria mi giunge al cuore dolce come una lode.
Sol chi nulla fece per la patria negli ultimi sessant'anni del movimento nazionale, chi nulla mai per essa sofferse, chi nulla le sacrificò, può far getto di nobili e sante ambizioni, che dovrebbero essere patrimonio comune ad ogni cuore italiano.
Vigiliamo, dunque: gli uomini di buona volontà, i patrioti sinceri si uniscano e concordi attendano a prevenire i pericoli che minacciano l'unità della patria, mettendo in guardia le plebi contro le vane lusinghe e le grossolane seduzioni, ed avviando l'Italia nostra a quella grandezza senza la quale essa non ha ragione di essere, anzi non può essere.
E noi vogliamo che l'Italia sia!
I MOTI TOSCANI DEL 1847 E 1848 LORO CAUSE ED EFFETTI
CONFERENZA
DI
NICCOLÒ NOBILI.