Napoleone aveva offeso, e non impunemente, il principio di nazionalità, che alla lor volta invocavano le potenze alleate per dare alle loro armi quella forza che fino allora non avevano avuta; nè temevano esse di acuirlo col concetto dell'unità, tanto avevano in animo, a tempo e luogo, di soffocarlo. Era infatti il principio dell'unità nazionale che il Nugent invocava nel proclama di Ravenna, quando sotto l'intestatura: Regno d'Italia indipendente, scriveva: «Italiani, non state più in forse; siate italiani, e le nostre forze congiunte faran sì che l'Italia divenga ciò che ella fu già nei tempi migliori.»
Era il principio dell'unità nazionale, che più tardi tornava a invocare l'arciduca Giovanni quando diceva agli italiani: «Non d'altro per voi v'è bisogno che di volere: sarete novellamente italiani, e l'Italia tornando a nuova vita, tornerà ad avere il suo grado tra le nazioni.»
Dopo breve volger di tempo, le Potenze alleate, manipolando i trattati del 15, cadevano, per la ebrezza della vittoria, nel medesimo errore del loro grande avversario, sconfessando quel principio che poco prima aveano invocato. Divisa in brani l'Italia, anche la Toscana fu dichiarata proprietà di Ferdinando d'Austria.
La natura ha leggi somiglianti nel campo fisico e nel campo morale; e come il sonno dà nuova vigoria alle forze esaurite degli animali, lo stato di quiete e di raccoglimento dà alle idee, affinchè si facciano strada nella coscienza dei popoli, quella potenzialità che non hanno quando dapprima si palesano alla mente del pensatore, o si lasciano intuire dalla ispirata fantasia del poeta. E il sentimento, in cui si rispecchiavano le idee dell'indipendenza, della libertà, dell'unità nazionale, restò apparentemente sopito, e non diè per lungo tempo altro sintomo di vita che quello di qualche raro movimento politico.
Il sentimento dell'unità nazionale restava peraltro sempre vivo nella coscienza del popolo toscano, e, come costantemente accade, si rivelava nella ispirazione dei suoi poeti. Il Giusti, il poeta popolare, faceva dire allo Stivale:
Fatemi con prudenza e con amore
Tutto d'un pezzo e tutto d'un colore.
E poco innanzi Giovanni Battista Niccolini, il poeta civile, aveva fatto dire al suo Procida:
Fui di Manfredi amico, e grande ed una
Far la sua patria ei volle;