Ma un paese ove l'educazione popolare è elevata, un paese ove la coscienza collettiva si è formata, dove tutti fanno il loro dovere, non ha eroi.
Gl'Italiani si rassegnavano alla servitù: e tanti eroi si sacrificarono per destarli dal sonno. Vi fu chi andò a morire in una impresa disperata, come Pisacane; chi come Garibaldi tentò un'impresa fortunata e arditissima. Felici o infelici per il risultato, la loro anima era sempre immensa.
Ma in un paese ove la educazione delle masse si è formata, ove ognuno ha il sentimento della responsabilità sua, l'eroe non è possibile.
Nelson è stato un grande marino e Moltke un tattico grandissimo. Ma il vincitore di Trafalgar che vedeva e prevedeva, che avea ai suoi ordini marinai fieri, devoti, era egli un eroe? Ed è stato forse un eroe Moltke?
Il sommo condottiero dei tedeschi era uno scienziato. La sua faccia scarna e seria di «chimico matematico» corrispondeva ad un uomo che guadagnava le battaglie in fondo al suo studio con l'algebra.
Il paese ove tutti fanno il loro dovere, il paese ove la solidarietà è grande, non ha eroi: può avere grandi tecnici, grandi condottieri, politici avveduti, uomini insigni per scienza: non ha eroi.
L'eroe è come la montagna che non sorge dalla scorza terrestre, se non avendo intorno valli profonde: i paesi di montagna sono pieni di valli fonde: vi è l'estrema altezza e vi è l'abisso.
I paesi che più contano eroi non hanno raggiunto che un debole grado di sviluppo e di solidarietà.
L'Italia, nel tempo della sua depressione, ha avuto grandissimo numero di eroi: appunto perchè il valor sociale della folla era scarso. Ora noi valiamo di più e può darsi che manchino alcune cime, poichè mancano pure gli abissi.
E i tentativi più eroici sono partiti sempre dall'Italia meridionale, dove appunto la coscienza collettiva era meno alta e dove la natura stessa del paese permetteva concepire alcuni piani audacissimi e sperare nella riuscita di essi.