Ora, il tentativo di riprendere con le armi regie le province insorte, pareva quasi disperato.

Se non che un cardinale di curia che parea più esperto nel giuoco che nell'arte militare, concepì un piano arditissimo. Un piano così ardito, che pare quasi temerario, se si pensi soprattutto che chi lo tentava non era uomo d'armi.

Il cardinale Fabrizio Ruffo, dunque, decise di partire dalla Sicilia e senza nessun esercito riconquistare al re il regno. Partì con pochi fedeli, sbarcò a Bagnara ch'era suo feudo; pochi contadini furono il primo nucleo del suo esercito.

Il suo piano era semplice.

Egli sapeva che nel Mezzogiorno, grande era l'odio fra le classi medie e le plebi rurali, e volea smuovere queste ultime a favore della monarchia e del re. Volea smuoverle eccitandole contro la borghesia: i giacobini appartenevano alle classi medie, il popolo non avrebbe tardato a trasformare ogni proprietario in giacobino.

Era la guerra sociale in favore del legittimismo e della reazione.

Il cardinale Ruffo è stato descritto come un ribaldo. Egli era migliore del suo re e della sua riputazione: egli fu sotto tutti gli aspetti un eroe.

Che cosa si deve pensare di chi non essendo che ecclesiastico e non avendo, come abbiamo detto, pratica d'armi, si decide quasi solo a riconquistare a un re profugo e pauroso un intero regno?

Noi giudichiamo gli uomini di parte nostra in un modo, e gli uomini di parte avversa in un altro. Se Ruffo avesse compiuto la stessa impresa per scacciare i Borboni, piuttosto che per restaurarli, se avesse l'eroica e crudele impresa compiuto in servizio della libertà, egli ci parrebbe quasi un uomo divino.

Il cardinale Ruffo non avea soldati: riunì gli uomini che poteva riunire, contadini che desideravano vendicarsi, poveri che desideravano predare e perfino briganti. Potea fare altrimenti? potea egli, che non avea quasi nessuno seco, contare su altri?