La Calabria lanciata nel mare è traversata in tutta la sua lunghezza da una catena di monti. Abitanti di paesi messi solo a 15 o 20 chilometri di distanza, in versanti opposti, non hanno spesso nessun commercio, non si conoscono nemmeno.
Ora vi sono grandi linee ferroviarie, in senso longitudinale; vi sono strade numerose. Ma quando le comunicazioni eran difficili, come prima del 1860, uno sbarco di pochi audaci in Sicilia o in Calabria, o sulla costa del Cilento potea avere conseguenze grandissime.
Garibaldi fu il trionfo, ma prima di lui quante giovani vite furono recise! quanti prodi morirono vittime del miraggio ingannatore!
Erano eroi veri; poichè si attribuivano un cómpito immenso nella indifferenza di tutti; alcuni fallirono per troppa audacia, altri per inconscienza giovanile, altri perchè non misurarono le loro forze e non conobbero tutte le difficoltà.
Di tutte le spedizioni che precedettero l'impresa eroica di Garibaldi, le due più interessanti furono quella dei fratelli Bandiera e quella di Carlo Pisacane; l'una per l'eroica ingenuità con cui i due giovani s'immolarono nella speranza, più che della vittoria, del martirio che avrebbe ridestato gli spiriti; la seconda per l'uomo che la concepì.
Attilio ed Emilio Bandiera erano figliuoli di un contrammiraglio della marina austriaca, di cui essi stessi faceano parte, l'uno come alfiere di vascello e l'altro come alfiere di fregata. Non volendo servire l'Austria, dopo aver preso parte ad alcuni moti rivoluzionari, essi si erano ricoverati a Corfù. E in quel contatto con altri esuli in terra straniera; in quel comunicarsi continuo di aspirazioni e di speranze, più rincresceva loro l'inedia che l'esilio. Ond'è che decisero una spedizione arditissima, quasi folle per ardimento. Insieme a Ricciotti, a Moro e a pochi audacissimi, pensarono di compiere uno sbarco sulle coste di Calabria. Ivi avrebbero cercato di far rivoltare le popolazioni calabresi e, se fossero riesciti, di mettere in fiamme tutto il regno di Napoli.
Nel 1844, nella notte dal 12 al 13 giugno i due fratelli Bandiera partirono per la spiaggia calabrese. Era in essi presentimento di morte. Quasi al momento di partire Nicola Ricciotti ed Emilio Bandiera così scrivevano a Garibaldi: «Se soccomberemo, dite ai nostri concittadini che imitino l'esempio, poichè la vita ci venne data per utilmente impiegarla; e la causa per la quale avremo combattuto e saremo morti, è la più pura, la più santa che mai abbia scaldato i petti degli uomini; essa è quella della libertà, della eguaglianza, della umanità, dell'indipendenza, dell'unità d'Italia.»
Erano buoni e sinceri: aveano soprattutto la giovanile ingenuità senza di che non è possibile compiere, ma nemmeno tentare imprese come quella cui essi si avventuravano.
La sera del 16 giugno il piccolo drappello sbarcò sulla costa calabrese, alla foce del fiume Nebo. Il luogo dello sbarco era tristissimo: ma la terra d'Italia parve a essi sacra e la baciarono all'arrivo.
Il piccolo drappello, mal guidato, inesperto dei luoghi, aveva anche nel suo seno chi dovea tradirlo. Gli esuli speravano di trovare al loro arrivo popolazioni desiderose di rivolte: e trovarono l'ostilità e la indifferenza.