Le fasi della spedizione è inutile raccontare qui, nè dire com'essa fu ideata e con quali mezzi.
Pisacane insieme con 22 compagni, fondando su promesse in gran parte incerte e contando sull'incontro di forti nuclei che Rosolino Pilo dovea condurre dalla Sicilia, la sera del 25 giugno 1857 si imbarcò a Genova insieme a soli 22 compagni su un piroscafo della compagnia Rubattino. L'incontro con Pilo non avvenne: ma Pisacane con mezzi così scarsi volle nondimeno tentare la fortuna, e, consenziente il capitano della nave, fece uno sbarco temerario a Ponza, liberò molti relegati politici e riunì in tutto 323 uomini.
Contava altri uomini trovare al momento dello sbarco a Sapri, e tentativi di rivolta nelle province.
La sera del 29 giugno che il Cagliari operò lo sbarco a Sapri, non trovò quasi nulla.
Lo sbarco avvenne in quella dolce costa di Sapri, dov'è tanto cielo e tanto mare, in cui gli aranci sono boschi ed è come una primavera eterna.
Dopo aver dichiarato decaduto il Governo di Ferdinando II, Pisacane e i suoi compagni cercavano smuovere le popolazioni. Ma non trovarono che indifferenza. Chi erano costoro? donde venivano? che cosa volevano?
Il cardinal Ruffo era uomo di Chiesa, e avea il prestigio della rossa porpora e della croce d'oro e parlava il linguaggio della passione e della violenza ed eccitava gli odii locali e metteva il popolo contro la borghesia. Ma che cosa volevano coloro che sbarcavano a Sapri?
Il drappello procedette nella indifferente avversione popolare.
Dopo Sapri il paesaggio diventa montuoso. Sono monti petrosi, piccole pianure piene di sterpi, alberi nani. La spedizione sbarcata così giocondamente nelle vie di Sapri, dovè provare un presentimento di morte traversando quel paesaggio di malinconia.
L'avviso era stato dato in tempo, e i soldati e i gendarmi erano in moto. La piccola spedizione non si era accresciuta che di pochi uomini, quando sulla collina detta Morge del Piesco, incontrò le forze regie. Dopo accanito combattimento in cui era per vincere, l'arrivo di truppe reali del settimo cacciatori costrinse la spedizione a ritirarsi, lasciando sul terreno cinquantasei morti, oltre trenta feriti e circa duecento prigionieri. Nella ritirata Pisacane contava internarsi pei boschi e andare a fare insorgere il Cilento. Ma a poca distanza gli uomini della spedizione, giunti sotto il paese di Sanza, così triste con le sue case nere, furono assaliti da una turba di contadini e in gran parte uccisi, o feriti, o presi. Pisacane stesso fu ucciso: ed egli che avea sognato il trionfo o una morte eroica, combattendo in pieno sole, giacque ucciso dai contadini in una campagna triste. Era per essi uno straniero? era un nemico?