I bresciani, cuori forti, sani, generosi, stavano vigilanti alla custodia della patria. Tra un velo nebbioso si vedevano appena le popolose borgate, i colli fertili e incastellati, i ronchi sparsi di ville. Sotto il giro delle oscure piante, che incoronano i monti, si scorgevano distinti appena i verdi seni delle floride pendici, e si estendeva misteriosa e indefinita la pianura lombarda, sfumante via via nei cinerei vapori dell'orizzonte. E lì sotto, Brescia, torreggiante d'ogni intorno di palagi e di chiese, illuminata, anche sotto il grigio cielo, dal sole della libertà.

Quali pensieri si saranno in quell'ora agitati nel bieco animo dello straniero? Ah! è solo nel pensiero dei buoni che la bellezza e la giovinezza della natura diventano belle e dolci del pari.

Non altro che feroci cupidigie di stragi o di dominio animavano quel micidiale, il quale spediva tosto un messaggio al Municipio, chiedendo senza dimora la resa della città, minacciando saccheggi e devastazione.

Le minacce raddoppiarono l'ardimento. Cresceva col pericolo la fermezza del proposito generoso e feroce. Divampanti d'ira, tutti corsero a brandire le armi,

No, Italia non vide mai un coraggio così determinato.

Quante compagne ebbe a Brescia la donna greca che rispose: «l'ho partorito per questo» a chi le annunziava morto in battaglia suo figlio: quante bresciane, dalle barricate, guardarono i loro congiunti combattere e ne sentirono orgoglio!

Le campane tutte cominciarono a suonare a stormo, e quando il cannone diede il segno, le soldatesche si precipitarono fuori del Castello, e la città fu investita da tutte le cinque porte.

La procella del ferro e del fuoco imperversava furiosa, la morte mieteva a Brescia il fiore de' suoi prodi, dalle ruine fumanti s'alzava verso il popolo una voce che diceva: «tutto è perduto, arrenditi, ti salva!» e il popolo con ostinato eroismo rifiutava ogni proposta di resa.

Haynau, pensando sforzare altro passo, scagliò alcuni battaglioni verso una piazza della città chiamata dell'Albera «Termopili bresciana.» Qui la resistenza fu più che umana. «Trentamila di questi indemoniati bresciani per conquistar Parigi!» esclamò Haynau, guardando dal Castello l'epica zuffa.

Le schiere austriache cadevano a' piedi dei serragli.