Non un colpo andava in fallo.
Quei magnanimi bresciani, cacciando fuori altissime grida di vittoria, furiosi, accecati, deliranti. apparivano, neri di polvere e stravolti, sull'alto dei ripari. Stringendo con mani potenti le daghe e le coltella, digrignando i denti, con le vene turgide, con gli occhi dilatati, iniettati di sangue, nei quali scintillavano trucemente le pupille, correvano a furia sui nemici, volendo, come dicevano, odorarne il fiato.
E tale fu l'impeto, così pauroso l'aspetto di quei terribili combattenti, che molti nemici, spersi, scoraggiati, confusi, cercarono scampo nella fuga, altri conquisi da un invincibile timor pànico, da una paura misteriosa, da un terror pazzo, immobili, muti, col fiato sospeso, erano uccisi o feriti, prima di riaversi dallo stupore.
Che scorno per le armi imperiali! Ma quel giorno sulla piazza dell'Albera non strisciò la sciabola tedesca.
Questa è vera gloria!
Il maresciallo feroce, disperando piegare con le armi l'invitta costanza dei bresciani, ordinò che con acqua ragia e pece, si appiccasse il fuoco alle case, così che in breve le tenebre furono lugubremente illuminate dagli incendî.
S'adunarono allora a consiglio i reggitori del Comune e il Comitato di difesa. Il rovinìo delle case, il crepitìo degli incendî, il tuonar dei moschetti, il rombo del cannone, dicevano con lugubre voce ch'era follia prolungar le difese, che la rabbia tedesca si sarebbe voltata più feroce contro la città, che l'arrendersi avrebbe risparmiato un nuovo spreco di vite, uno sperpero lagrimabile di sangue, e il popolo divinamente lacero, sanguinoso, straziato, rispondeva di voler combattere ancora.
Brescia accoglieva degnamente sul suo capo il fato della moribonda libertà italiana!
Alla violenza eroica, con cui il dì primo di aprile si rinnovò il combattimento, parve che Brescia non fosse esausta da nove giorni di titanica lotta.
Al furore dei bresciani, nel cui animo ruggiva lo spirito della battaglia, anco una volta balenarono le vecchie milizie del dispotismo. Se non che nuove artiglierie e nuovi battaglioni, giunti dal Ticino e dal Mincio, oppressero con un turbine di fuoco, schiacciarono con la potenza delle armi, non vinsero i difensori di Brescia.