Il resto della comitiva non prendeva parte alla discussione, ma ascoltava attentamente e con grande interesse.
Io, dapprima, cominciai per divertirmi a quella scena nuova e caratteristica: ma poi, a poco a poco, involontariamente mi sentii afferrato anch'io dall'interesse della disputa e dalla foga dei due contendenti; ed anche, se vogliamo, dalla logica delle ragioni addotte per convincersi l'un l'altro da quegli scatenati, che avevano perduto il sangue freddo prima del senso comune. (Cosa che non accade tutti i giorni!)
Altro che la convinzione del critico! Altro che l'eloquenza del conferenziere! Non sentirò mai, in vita mia, una cosa simile.
Oramai il mio spirito era interamente conquistato. Dimenticai le ore piccine, non badai al frescolino pungente della notte, non pensai più al povero portinaio dell'albergo che mi aspettava; e rimasi ad ascoltare avidamente.
La disputa, intanto, si accalorava sempre più; e, ad un certo punto, entrò in una fase impreveduta e singolarissima. I due giovanotti, non potendo convincersi a vicenda a furia di parole, cominciarono a cantare a squarciagola i pezzi più salienti dell'opera rispettivamente preferita.
(Si concessero la prova di fatto, direbbe un pretore).
Non scorderò mai l'effetto di quel duello in musica. Peccato che non si possa ridire!
Gridava l'uno: «Ma dove mi vuoi trovare una melodia più toccante di tutte le feste al tempio?» E si metteva a cantare il motivo. E l'altro subito replicava: «E dove metti ai nostri monti ritorneremo?» E giù, a cantare anche lui. Ed il primo a riprendere: «Tu parli della popolarità del Trovatore, come se nel Rigoletto non ci fosse, la donna è mobile.»
E l'altro: «La vorresti forse mettere al confronto del di quella pira?»
E le due voci s'inalzavano accanite nell'aria fredda della notte, volendosi ormai fare ragione colla forza.