Chiamavan nuove: adunque non in prosa,

Ma in versi..........

Figuriamoci le smanie di chi, essendo venuto per divertirsi, dovea invece succhiarsi di codeste insipide ed ambiziose filastrocche! Anche allora però il buon pubblico sapea far valere i suoi diritti:

E Lionardo Salviati muor di duolo

Perchè il suo Granchio fu tanto schernito!

ci fa sapere il Lasca.

Si desiderava veder riprodotta sul teatro la vita contemporanea, e magari le piazze e le vie della propria città; si era stufi di assistere a garbugli tramati da servi astuti a padroni goffi, ad amorazzi di soldati vanagloriosi, a nauseanti vanterie di parassiti, a riconoscimenti che pur quando fossero verosimili in astratto erano lontani oramai dalla realtà. E si applaudiva al Gelli che nel prologo della Sporta, rompendola con la tradizione ed ormeggiando il Machiavelli, diceva: “La commedia, per non essere elleno altro che uno specchio di costumi della vita privata e civile, sotto una immagine di verità non tratta d'altro che di cose che tutto il giorno accaggiono al viver nostro.... Il luogo, ov'ella si finge, è Firenze vostra; e questo ha fatto l'autore per due cagioni: l'una, perchè e' non saprebbe eleggere luogo dov'ei credesse che a voi e a lui piacesse più la stanza, l'altra, perchè la maggior parte dei casi, che voi vedrete, sono a suo tempo corsi e forse corrono in Firenze, e, quando bisognasse, vi saprebbe dire a chi e come.„ E si faceva festa a un altro comico calzaiuolo

(Apollo vuol che sempre un calzaiuolo

Per lui tenga in Firenze il principato,

E sia nel far commedie unico e solo,