Com'è tristamente efimera la gloria di chi valse per un momento a scuotere la nostra anima o ad allietare la nostra vita, ricreandone sulla scena una immaginaria e dando corpo e voce a' fantasimi che parevan fiochi nelle pagine dei poeti! Che resta ora più di quell'arte onde Gustavo Modena rapiva ed inebbriava i nostri padri? E pensate che nella storia i Gelosi lasciarono una traccia più profonda che non il grande attore del nostro secolo; anche per questo, che la Compagnia del Modena rassomigliò sempre a una monarchia assoluta, mentre quella dei Gelosi fu come un consesso di pari. Povero Andreini! che amara delusione lo aspetterebbe se potesse levare il capo dal suo sepolcro mantovano, egli che nel suo stile enfatico, espressione però sincera del suo entusiasmo, avea vaticinato che il grido dei Gelosi non avrebbe mai vista “l'ultima notte!„
V.
Purtroppo a noi non è giunta che l'eco degli applausi; poichè il meglio della Commedia dell'arte, ciò che veramente deliziava gli ascoltatori, è stato portato via, com'un mondan rumore, da un fiato di vento! Del dramma non era tracciata che la sceneggiatura, lo scenario; il resto era affidato all'improvvisazione dei comici. E il resto era tutto. Gl'intrecci per lo più si desumevan da novelle, o addirittura dalle commedie sostenute e perfin dalle classiche; e invece il dialogo ogni attore lo improvvisava ogni volta, così che riusciva necessariamente diverso pur da una replica all'altra della stessa commedia. Una parola, un accento, un gesto dell'interlocutore poteva suggerire un motto o un'uscita nuova ed inaspettata; un avvenimento della giornata, la presenza in teatro d'un signore amico o d'una dama.... che non fosse una dama, poteva ispirare lì per lì un'allusione piccante; l'esser di buono o di cattivo umore poteva all'attore accendere o smorzare l'estro. Ogni attore era un poeta estemporaneo; anzi, soggiunge il comico Beltrame, al secolo Nicolò Barbieri, “i comici italiani partecipano del compositore e del rappresentante, poi che inventano favole, e molti le adornano con discorsi partoriti da' loro talenti„. Perciò la Commedia dell'arte non fu possibile che in Italia. E in verità non fu chiamata dell'arte per significare che la fosse la perfetta tra le commedie, il nec plus ultra dell'arte, come affermò Maurice Sand, bensì perchè, a differenza della commedia scritta, essa non era e non poteva esser rappresentata che da attori di mestiere.
Non ce ne restano che gli scenari, lo scheletro: “il più divin s'invola!„ E innanzi a quelle mute liste di attori, a quelle scarne indicazioni d'un'azione che s'intreccia e si snoda, proviamo quel senso di malinconia che faceva esclamare al poeta contemplante l'effigie sepolcrale d'una bella donna:
Tal fosti: or qui sotterra
Polve e scheletro sei!
Ascoltate, per saggio, il primo atto d'uno dei migliori scenari del repertorio dei Gelosi. È intitolato Il Cavadenti.
“Atto primo. — Pantalone dice a Pedrolino (servo) l'amor che porta ad Isabella vedova, e dubitar che Oratio suo figlio non gli sia rivale, e che di ciò dubitando haver risoluto di mandarlo allo studio. — Pedrol. lo riprende, tenendo da quella d'Oratio; s'attaccano di parole e di fatti. Pant. dà a Pedrol., et egli le morde un braccio, mostrando d'haverlo morduto forte. Pant., minacciando, parte, dicendo che per suo conto parli con Franceschina (serva). Via. — Pedrol., di vendicarsi del morso che gli ha dato Pant. — In quello, Franc. va per cercar Oratio per ordine della sua padrona; vede Pedrol. e da lui intende la cagione del suo dolor del braccio; s'accordano di fingere che a Pant. puzzi il fiato, per vendicarsi. — Franc. in casa, Pedrol. rimane. — In quello Flavio (fratello d'Isabella) scopre a Pedrol. l'amor suo, urtandolo nel braccio. Pedrol. grida; poi s'accordano di finger che a Pant. puzzi il fiato. Flavio via, Pedrol. rimane. — In quello, Dottore che ha d'haver d. 25 da Pant., piglia Pedrol. per lo braccio, e gli grida, e seco fa l'istesso accordo del fiato puzzolente, promettendoli farli havere i suoi d. 25. Dott. via, Pedrol. va per trovar Oratio. Via.
Capitano Spavento, l'amor d'Isab. e le sue bravure. — In quello, Arlecchino servo d'Isab. fa seco scena ridicolosa, et entra per far venir fuora Isab. — Cap. aspetta.
Flaminia (figlia di Pant.), che dalla finestra ha veduto il Cap. da lei amato, lo prega all'amor suo. — In quello, Isab. fuora credendosi di trovar Oratio. Cap. la prega all'amor suo; ella lo scaccia, et egli fa il simile con Flam., facendo scena interzata. Alla fine Isab. entra in casa scacciando il Cap. Egli fa il simile con Flam., e parte. Ella riman dolente. — In quello, Pedrol., che in disparte ha sentito il tutto, minaccia dirlo a suo padre; poi s'accordano della cosa del fiato con suo padre. Ella se n'entra. Pedrol., che li duole il braccio più che mai, se bene s'è fatto medicare, e di volersi vendicare a tutte le vie. — In quello, Arlecch. arriva. Pedrol. con dinari l'induce a fingersi cavadenti; lo manda a vestirsi; Arlecch. via. Pedrol. si ferma. — In quello, Oratio intende da Pedrol. come Pant. suo padre concorre seco nell'amar Isab., e che lo vuol mandar allo studio. Oratio, dolente di cotai nuove, si raccomanda a Pedrol., il qual le promette aiuto, e s'accordano della cosa del fiato. Oratio, che vorrebbe ragionar con Isab. Pedrol. la chiama.