Chè de lo suo divin dandole parte,
In Virginia respira e in lei si cole.
E con migliore eloquenza lo dissero i fatti. Celebrandosi nella primavera del 1608 in Mantova le nozze del principe Francesco con Margherita di Savoia figlia di Carlo Emanuele I, una delle romanine, la Caterinuccia Martinelli, doveva cantarvi l'Arianna, opera di Ottavio Rinuccini colle arie del Monteverdi e i recitativi del Peri. Nei primi giorni di marzo, colpita di vaiolo, la cantatrice muore. Dove e come trovare in sì poco tempo chi potesse sostituirla? Ecco che si offre la Virginia Andreini! Antonio Costantini, l'amico del Tasso, scriveva di là il 18 marzo:
Iddio ha inspirato di far prova se la Florinda fosse abile in far questa parte; la quale in sei giorni l'ha benissimo a mente, e la canta con tanta grazia ed affetto, che ha fatto maravigliare Madama, il signor Rinuccini e tutti i signori che l'hanno udita.
Tra codesti ultimi c'era fors'anche il Marino, che nell'Adone (VII, 68), parlando degli effetti della Lusinga, ne lasciò ricordo:
E in tal guisa Florinda udisti, o Manto,
Là nei teatri de' tuoi regi tetti,
D'Arïanna spiegar gli aspri martiri,
E trar da mille cor mille sospiri.
La Florinda fu gran parte dei trionfi dei Fedeli in Italia e in Francia, fino a che, nel 1627, scomparve dalla scena del mondo. L'infedele capo dei Fedeli non seppe però imitare l'esempio paterno, e rimase a diriger la Compagnia fino al 1652, quando, vecchio settantenne e rimaritato per di più alla commediante Lidia, abbandonò finalmente il teatro.