Goda 'l terren ch'a tutto 'l mondo piace.
La canzone dell'Olivieri è del 1551; e già un trent'anni innanzi, gl'imperiali e i pontificii avevano ammonita la Repubblica a staccarsi da' Francesi e ad accostarsi all'Imperatore “perchè così si assicurerebbe in perpetuo, e l'Italia sarebbe degli Italiani„; e, d'altra parte, il re di Francia si era accusato reo dell'aver turbato Italia “per la quale sarebbe guerra sempre, finchè non fosse posseduta dagli Italiani„: belle parole che i fatti smentivano con le prepotenze d'ogni anno.
Che cosa infatti volessero gli stranieri, imperiali o regii che si fossero, sapevano ormai nel 1551 Brescia, Genova, Prato, Roma, Firenze: ed eccovi la Barzelletta nova de Bressa e la Canzone de Prato, del '12, il Lamento di Genova et il doloroso pianto d'Italia, del '22; il Pianto d'Italia e delle città saccheggiate in quella, dell'anno stesso; La presa e lamento di Roma e la Romae lamentatio; il Lamento d'Italia, del '27; il Lamento di Firenze, del '29; e via dicendo; chè nè io vorrei farvi nè voi tollerereste una bibliografia. Notevoli e qua e là curiosi documenti per la storia; ma di poesia non v'è lume quasi mai. Que' cantastorie popolari hanno anch'essi, come i loro confratelli più nobili, uno stampo, e tutto battono su quello; presentazione del personaggio che si duole, enumerazione de' beni che costui si godeva un tempo, enumerazione de' mali che l'opprimono ora: chè se invece di lamenti, fanno, come le chiamavano, canzonette o barzellette, datosi un ritornello di viva, viva! o di morte, morte! vi lavorano intorno le strofe di esaltazione o di minaccia, come dipanassero sopra un rocchetto un'arruffata matassa di rime. Se poi narrano, non pensano pur da lontano a rinfrescare i moduli consueti al vecchio poema cavalleresco: invocato Dio o la Vergine, o il santo della città, espresso l'argomento, tiran giù ottave su ottave in un racconto che non ha di poesia più che la veste del ritmo, ed è veste che va in brandelli. Non chiedete a quella povera gente che si guadagna il pane facendo da gazzettiere ambulante, come allora si usava, non chiedete immagini vive, non chiedete accenti commossi: quando vi abbiano dato due o tre paragoni con gli eroi più famosi del ciclo di Carlo o di Artù, quando vi abbiano schidionata una serie di ahi o di oh per otto o sedici versi che tutti comincino ad un modo, han toccato l'eccellenza dell'arte loro, l'estremo di lor possa. Per ciò se ci capita innanzi un rimatore quale, ad esempio, Baldassarre Olimpo, l'ingegnoso giovane da Sassoferrato, come lo dicevano, ben venga l'autore della Brunettina attribuita nientemeno che ad Angelo Poliziano, e di tanti arguti strambotti. Anche egli fa una litania di Piangi Italia, Piangi Genova, Piangi Brescia, e Prato, e Fabriano e Fermo, e più oltre; e dal volgo attinge, per compiacergli, più di quel che possa riuscire gradito a gusti meno incolti; ma almeno leva alto la voce e parla con efficace chiarezza:
Italia bella, oimè, chi te divora,
Chi t'assassina, o Dio! chi ti svergogna,
Chi ti disface e manda a la mal'ora?
Unitevi, signor, perchè bisogna,
E discacciate tutti i tramontani,
Che lascian sempre a voi danno e vergogna.
Pigliate i passi, i monti, i luoghi strani,