Ricordatevi Dante che ci mette davanti vivo e scolpito un gigante smisurato:
E com'albero di nave si levò;
oppure ci fa vedere la statura orrenda e gigantesca di Lucifero con due versi:
E più che ad un gigante io mi convegno
Che un gigante non fan colle sue braccia.
Il Marino si accinge ad emulare questa potenza di rappresentazione e si illude di riuscirvi, profondendo a piene mani gli epiteti più significativi pigliati alla rinfusa da tutto ciò che può associarsi all'idea di grandezza smisurata. Ecco una sua descrizione a proposito d'Apollo che prostra il serpente Pitone:
Già l'ingordo Piton, che avea pur dianzi
Co' fiati ardenti e con gli acuti fischi
Secche le selve, impoveriti i prati,
Decisi i fiori e consumate l'erbe,