Lacerate, grondanti ai negri busti

De le ruvide querce aurei monili;

E volando d'intorno

A quelle belle e lucide catene

Vi restò prigionier più d'un augello....

Che ne dite, o signore, di questi capelli della Ninfa convertiti in un paretaio?

III.

Però, dopo avere enumerati tanti difetti, non si può negare al Marino di aver portato qualche cosa di suo e di buono nella poesia italiana; ed è, a mio creder, una seducente musicalità, per cui fu detto che egli deve considerarsi come il vero ispiratore di Pietro Metastasio, che trovò poi modi e forme così confacenti allo svolgersi della melodia italiana nel secolo passato. Veramente io questo particolare merito al Marino non mi pare che con giustizia possa esser fatto. Maestri di Metastasio furono piuttosto i greci e Torquato Tasso, della cui indole tanto egli risentiva, della cui più sobria e più nitida musicalità tanto hanno impronta i suoi versi, massime dove, lasciato il movimento degli sciolti, si riassumono e si condensano in quelle eleganti strofette, le quali così a ragione ci sorprendono per quella che il poeta chiamava “la sua difficile facilità.„

Ad ogni modo nel poetare di Gian Battista Marini c'è veramente qualche cosa di nuovo; c'è una gamma musicale che la poesia italiana può vantare come una nuova conquista:

Io chiamo te, per cui si volle e muove