Sopraggiunge Marte geloso. Sentite come l'eroe s'atteggia dinanzi al suo rivale, sotto gli occhi della donna amata.

Pallido più che marmo, è freddo e muto

Mentre ch'apre le braccia e parlar vuole,

In quella guisa che talor, veduto

Dalla lupa del bosco il pastor suole!

Ed è sì oppresso dal dolor che l'ange

Che al pianto della Dea punto non piange!

Miserabile vigliacco! Vi ricordate in Omero Paride sfuggito al telo d'Aiace e piangente al cospetto di Elena? Ma Paride è un vero eroe di fronte a questo Adone che non sa che piagnucolare all'appressarsi del suo rivale; ed è tanto preoccupato della sua paura che nemmeno lo tocca il pianto della Dea che egli ama!

Vi ripeto: se il poema Adone dovesse essere simbolo dell'Italia del proprio tempo, bisognerebbe spiegare un altro grande miracolo; cioè come un popolo caduto così in basso abbia potuto trovare delle vie recondite e meravigliose per rialzarsi.

Fatto è, o signore, che l'Italia si rialzò dal suo grande decadimento politico, morale ed artistico. Come questo sia avvenuto non è assunto mio il dimostrare. Il miracolo avvenne; e noi dobbiamo compiacerci che sia avvenuto, e tanto più quanto la nostra caduta era stata più miserevole e profonda.