Molto si è disputato per sapere chi fosse il vero autore di questo capolavoro del teatro napoletano, ma ora sembra assodato che l'idea prima l'abbia avuta il Galiani, che egli n'abbia dato il canovaccio a G. B. Lorenzi, noto autore di molti libretti di opere buffe napoletane, e che inoltre, dopo che costui l'ebbe verseggiato, vi abbia aggiunto parecchi sali, e qualche scena più delle altre originale. La musica poi ne fu scritta dal Paisiello. Eccone l'argomento, secondo vien raccontato dal Galiani medesimo in una delle sue lettere: “È un'imitazione del Don Chisciotte. S'immagina un buon borghese di provincia, che si è fitto in capo di ristabilire l'antica filosofia, l'antica musica, la ginnastica, ecc. Egli si crede Socrate. Ha preso il suo barbiere e ne ha fatto Platone (è il Sancio-Panza). Sua moglie è bisbetica, e continuamente lo bastona: così è una Santippe. Va nel suo giardino a consultare il suo demone, alla fine gli si fa bere un sonnifero dandogli a credere che sia la cicuta, e, mercè l'oppio, allorquando risvegliasi, si trova guarito della sua follia„.
Rappresentata nell'ottobre del 1775, la giocondissima commedia del Galiani e del Lorenzi ottenne uno strepitoso successo d'ilarità, ma, essendosi scoverto che sotto i panni del protagonista si nascondeva una caricatura di don Saverio Mattei, professore di lingue orientali nell'Università di Napoli, poeta metastasiano, cultore fervente di musica, appassionato della letteratura e della filosofia greca e pazientissimo nel sopportare gli scoppii di gelosia e l'umore irascibile della sua consorte, donna Giulia Capece-Piscicelli, si ricorse dagli interessati al Re, che, ad evitare un più lungo scandalo, proibì ogni ulteriore rappresentazione del “Socrate immaginario„, veto che non doveva venir tolto che cinque anni dopo.
Ma diciamolo pure, il buon don Saverio, non aveva avuto tutti i torti di adirarsi, giacchè la satira era davvero spietata.
Alla moglie che gli chiede:
Ma dimmi, arcipazzissimo,
Tu come insegni ad altri
Filosofia, se appena sai di leggere?
don Tammaro, il protagonista della commedia galianesca, risponde:
Appunto perchè sono
Una bestia solenne, io son filosofo.