La vita, il pensiero, il martirio del sublime maestro furono con robusta eleganza di forma, con profondo sentimento filosofico, tratteggiati l'anno scorso, in questa sala ospitale, dal chiarissimo professore Del Lungo, ed io sciuperei opera così armonica qualunque cosa aggiungessi; ma non potevo non prender le mosse dall'instauratore della scienza nuova, per ragionare dei progressi della fisica dopo la di lui morte.

Vasto è l'argomento per poter essere condensato nel breve volger di un'ora; quantunque non intenda farvi una dissertazione sull'eccellenza del metodo sperimentale, e come esso abbia riformato dalle fondamenta e studio e costumi e vita.

Lo che mi parrebbe altrettanto utile fatica, quanto il pretender d'aggiungere maestà alla splendida Cupola del Brunellesco, incastrandovi una modesta pietruzza. La bontà del metodo è provata dai progressi della scienza, che poggia, cupola meravigliosa, sul tempio eterno del vero; di quei progressi, che sono nel sentimento di tutti noi, e che ci permettono di vivere di vita intensiva, accelerata, direi quasi lo spazio di un secolo nel breve giro di pochi anni.

Come all'affaticato spirito riesce gradito il ricordo dei primi anni, il rammentare le cose allora imparate, le impressioni ricevute; ed anzi il passato, sotto la nuova luce di lunga esperienza ricomparendo, torna fonte di nuove impressioni e di più larghe vedute; così a Voi, gentili, di cui la presenza è prova del culto che portate alla scienza, non riuscirà discaro ch'io rammenti i primi passi, le prime scoperte della fisica, fattasi ora matrona. Giacchè non va dimenticato, che solo con Galileo incomincia il metodo sperimentale, e che di quanto ci fu tramandato dagli antichi nel campo della fisica, ben poche cose rimangono, e si riducono a semplici osservazioni di fatti. Nessuna teoria che possa reggere all'analisi moderna, se ne togli il concetto atomistico de' Greci; e delle leggi dedotte da speculazioni dello spirito, ben poche ressero alla prova dei fatti. E d'altra parte, mai la più piccola esperienza torna invano, ogni più minuto fatto acquisito alla scienza, quando non sia causa diretta, come spesso avviene, di grandi scoperte, è un elemento importante che attende con molti altri la mente superiore che sappia coordinarli, e trarne qualche nuova teoria, ricca di deduzioni ed applicazioni.

Concedete quindi, che passi in rapida rassegna le conquiste più salienti della scienza in Italia nell'avventurato secolo XVII, e fin verso l'ultimo terzo del secolo XVIII, sì scarso di risultati di fronte al primo.


Sparito il divino maestro, i prediletti discepoli, custodi del suo pensiero, sorgono banditori del nuovo evangelio.

Benedetto Castelli, nobile Bresciano, in Roma stessa, lui, frate di Montecassino, difende apertamente le dottrine astronomiche del Galileo. Ancora nel 1615 era sceso in campo contro il Della Comba ed il Di Grazia per sostenere le vedute del Maestro sull'idrostatica, e pubblicava nel 1628 la sua opera “Dimostrazioni geometriche della misura delle acque correnti„ nella quale per il primo espone chiaramente i principii del moto delle acque nei canali e nei fiumi; opera che lo rese tanto celebre da valergli da Urbano VIII la cattedra di matematiche in Roma e la direzione di importanti lavori idraulici, condotti a termine con esito felicissimo. — E come aveva aiutato Galileo nelle osservazioni astronomiche, in cui era espertissimo, ideò il metodo della proiezione per render visibili le macchie solari, senza offesa della vista, ed introdusse, per avere maggior chiarezza, i diaframmi nei cannocchiali.

Preludio alle ricerche che resero celebre nel nostro secolo il modenese Melloni, sperimentò pel primo sul calorico raggiante, avvertendo come i corpi in maggiore o minor grado si riscaldino a seconda dello stato di lor superficie e colore. Nè va taciuta l'idea di raccogliere quello, che fu poi detto lo spettro magnetico, dato dal disporsi su d'un diaframma della limatura di ferro attirata da poli di sottoposta calamita; metodo al quale tutt'oggi si ricorre per mostrare le linee di forza, nello studio delle macchine dinamo elettriche.

Fu il Castelli che spinse Bonaventura Cavalieri Bolognese, dell'Ordine dei Gesuati, da tempo soppresso, a dedicarsi alle matematiche, ed a frequentare in Pisa le lezioni del Galileo, per passar poi ad insegnare nell'Università stessa della sua patria.