Interessantissime sono le esperienze sul congelamento dell'acqua nelle quali pei primi gli accademici fecero uso di miscugli frigoriferi, quali neve con sale, o sal nitro, o spirito di vino; oppure neve e sale ammoniaco, ottenendo con tale combinazione il massimo freddo. Fecero scoppiare sfere di materie differenti riempite d'acqua facendola ghiacciare, e mostrarono come questa, prima di solidificarsi si dilati. Esperimentando col ghiaccio, ne collocarono un grosso pezzo avanti uno specchio ustorio, nel foco del quale un termometro segnava un abbassamento di temperatura; prova che il freddo, come il caldo, si riflettono colla ben nota legge.

Per confutare la teoria dell'antiperistasi, della reazione cioè sviluppata da un corpo, che al primo riscaldarlo dovrebbe raffreddarsi, e viceversa, eseguirono le ben note esperienze immergendo un grosso termometro nell'acqua calda, e mostrando che al primo istante l'alcool realmente discende, ma non perchè si sia raffreddato, sibbene perchè maggiore è la dilatazione del recipiente, e l'opposto avvenire immergendo il termometro nell'acqua fredda. In questa occasione, volendo meglio mostrare come tutti i corpi si dilatino pel calore, idearono l'esperienza, più generalmente nota sotto il nome di anello di S' Gravesande, che dall'Accademia invece dovrebbe prendere il nome. Anzi, usando coni di diverse materie, che portati alla stessa temperatura, entravano più o meno in un anello misurato, determinarono il coefficiente di dilatazione dei corpi.

Nè riuscendo a comprimere l'acqua nelle sfere metalliche assoggettate alla pressione del torchio, conclusero per l'incomprensibilità, come generalmente si crede; sibbene che a loro non era riuscito di comprimere l'acqua, che preferiva trasudare dalle pareti del recipiente; mettendo così in evidenza la porosità dei metalli. Anche l'errore della leggerezza positiva confutarono; facendo vedere che un pezzo di sughero, immerso nell'acqua, non sale quando gli si tolga la pressione del liquido dal disotto; mentre avrebbe pur dovuto salire se si fosse trattato di una leggerezza positiva.

Nei “Saggi„ sono riportate anche le esperienze sulla velocità di propagazione del suono eseguite ancora nel 1656 da Viviani e Borelli. Non così felicemente riuscirono gli Accademici nel tentativo di misurare la velocità di propagazione della luce, la quale si mostrò poi così enorme da raggiungere 300,000 chilometri al 1". Ma è degno di nota che l'abbian tentato.

In altro capitolo gli Accademici si occupano del cambiamento di colore dei liquidi, specialmente della tintura di torna-sole, che con un acido, succo di limone, aceto, acido solforico, arrossa, e riprende il colore primitivo se trattata con una base, usando essi l'oleum-tartari, soluzione di potassa.

Rimarchevoli sono pure i fatti citati dall'Accademia in sostegno dell'idea emessa ancora da Galileo sulla resistenza dell'aria; che cioè un proiettile sparato da maggiore altezza produca minore effetto che da altezza minore; e ciò per il maggiore tragitto attraverso l'aria, come in fatti trovarono; e l'altro che nello stesso intervallo di tempo cadono a terra una palla sparata orizzontalmente da una certa altezza ed un'altra che nello stesso istante dello sparo sia lasciata libera a sè stessa.

Per convalidare il principio di inerzia, che un corpo persevera nello stato di quiete o di moto in cui si trova, finchè una forza non ve lo tolga, adattarono sopra un carro tirato da sei cavalli un saltamartino con palla da una libbra, disposto verticalmente, e sopra strada piana e diritta facendolo velocemente correre, e sparando, trovarono che la palla veniva a cadere poco dietro il carro, benchè questo avesse percorso dallo sparo alla caduta, oltre le 70 braccia; però tanto più addietro rimaneva quanto maggiore era il tempo passato fra lo sparo ed il ricadere della medesima; e ciò per la maggior resistenza opposta dall'aria in più lungo tragitto.

Va pure notato come gli Accademici avessero una giusta idea di quella che loro stessi chiamarono “capacità calorifica„. Presero due termometri di dimensioni perfettamente eguali e li riempirono, cosa da notarsi, uno di mercurio l'altro d'acqua. Immergendoli simultaneamente in molta acqua calda, osservarono che il termometro a mercurio era il primo a raggiungere l'equilibrio di temperatura, segno che richiedeva minor quantità di calore dell'acqua. È strano che, avendo già usato il mercurio in questa esperienza, non l'adottassero per costruire i termometri. Forse furono trattenuti dall'aver visto che si dilata meno dell'alcool. A conferma della prima esperienza sulla capacità calorifica, ne eseguirono una seconda. Versarono pesi eguali di diversi liquidi, portati alla stessa temperatura, sopra quantità eguali di ghiaccio, e trovarono che se ne fonde più o meno col variare del liquido. Come si vede si trovarono gli Accademici di fronte alle calorie di fusione, al così detto calorico latente; ed è maggiormente a deplorarsi l'Accademia abbia finito sì presto, perchè questo, come altri argomenti, sarebbero stati in modo esauriente studiati, ed avrebbero assicurato a noi il vanto di altre scoperte.

Degli Accademici individualmente troppo lunge sarei tratto a ragionare. Tuttavia non posso passare sotto silenzio il napoletano Borelli, altrettanto profondo erudito, quanto appassionato e forse impetuoso carattere, finito nell'indigenza in Roma; lui, già discepolo di Castelli, professore a Messina, professore a Pisa, membro attivissimo dell'Accademia del Cimento, matematico, fisiologo, fisico, astronomo, filosofo ed autore di oltre 13 opere, di cui, per non citare che le culminanti, “Dei moti naturali dipendenti dalla gravità„ — “Del moto degli animali„ opera da consultarsi tutto dì sull'argomento, e “Teoria delle stelle Medicee, dedotta da cause fisiche.„

In quest'opera emette per primo l'idea che i satelliti di Giove s'aggirino intorno al pianeta in causa di una mutua attrazione; ma sgraziatamente non generalizza la sua ipotesi, nè ricerca le leggi di questa attrazione. — E così la legge di Gravitazione, che regola il moto de' corpi celesti, dopo aver arriso all'Italia, si posa, aureola invidiata, per mano del Newton sul capo dell'Inghilterra.