Degno di menzione è pure il Magalotti, gesuita, già discepolo del Viviani, autore delle lettere scientifiche ed erudito, conoscitore di molte lingue, parlatore e scrittore chiarissimo, e segretario dell'Accademia. I “Saggi di naturali esperienze„, bastano da soli a testimoniare della di lui valentìa.
Nè va taciuto del Redi, forse più noto pel famoso ditirambo, che per le esperienze fisiche da esso eseguite, per quanto fosse assiduo e diligente accademico, medico rinomatissimo, naturalista, fisiologo.
Quanto progresso di lavoro sperimentale, e quale promessa di larga messe per l'avvenire! Era quella del Cimento tale accademia, che si sarebbe detto sfidare l'avversità de' tempi; ed invece, dopo soli nove anni di vita, d'un tratto fu spenta. Sagrificata dal suo presidente alla paura ed alla prepotenza di Roma. Ahimè! Quam parva sapientia regitur mundus. Pensare che un'accademia di nove scienziati, che non fanno che interrogare scrupolosamente la natura e registrarne i responsi, dà tanta ombra da far paventare ne rimanga scossa la fede, ne soffra la Religione! E d'altra parte non erano i Medici da tanto di resistere alle pressioni di Roma; essi che tenevano il potere da Clemente VII soffocatore delle libertà fiorentine, e già macchiati dell'ignominia d'aver consegnato Galileo all'Inquisizione. Il principe Leopoldo s'ebbe il cappello da Cardinale e l'Accademia fu sciolta.
Ma è con sentimento di profonda ammirazione e rispetto, e con orgoglio di italiani che noi entriamo a visitare la Tribuna di Galileo, che racchiude, oltre i ricordi del sommo filosofo, ampia raccolta degli strumenti creati ed usati dall'Accademia del Cimento. Vero santuario, dove il pensiero liberamente spaziando, s'ispira ai più alti ideali della scienza rigeneratrice.
Dell'Accademia stessa facevano parte, come membri corrispondenti, Ricci, Cassini, Montanari, Rossetti, Falconieri, e fra gli stranieri Stenone, Thèvenot, Fabbri. Non trovandosi i loro lavori inseriti nel libro dei “Saggi„ che non riporta che le esperienze eseguite in comune dagli Accademici “Operatori„ darò qui un breve cenno dell'opera dei due principali, Cassini e Stenone; chè diversamente non avrei occasione di rammentarli nel seguito di questa rassegna, ristretta alla sola fisica.
Gian Domenico Cassini nacque nel 1625 in Perinaldo, contea di Nizza, da antica famiglia del patriziato senese. A soli 25 anni succede al Cavalieri nella cattedra di matematiche in Bologna e nel 1653 pubblica le osservazioni fatte assieme al marchese Malvasia, sulle comete, ritenendole o come stelle, o come pianeti in formazione. Due anni appresso rettifica la meridiana segnata nel 1575 da Ignazio Dante in San Petronio. In seguito papa Alessandro VII lo sceglie arbitro nelle controversie fra Ferrara e Bologna, causate dalle inondazioni del Po, e più tardi sostiene contro il Viviani, che era per Firenze, gli interessi del Papa a proposito delle inondazioni della Chiana. In tale occasione assiste in Firenze alle tornate dell'Accademia. Nel 1665 nelle “Lettere astronomiche„ dirette al Falconieri “Sopra la varietà delle macchie osservate in Giove, e loro diurne rivoluzioni„, spiega il variare di dette macchie ammettendo che Giove roti sul proprio asse in ore 9,56'. Nel febbraio 1666 fa la stessa osservazione per Marte, e calcola la rotazione avvenga in 24 ore 48', e nell'ottobre trova che ciò si avvera anche per Venere. In questo frattempo pubblica pure le osservazioni e le tavole dei satelliti di Giove. Quest'ultime fecero tale impressione su Picurd, che stimò fortuna per la Francia poter avere così insigne astronomo; e tanto insistè presso il ministro Colbert, da indurlo ad offrire al Cassini il posto di astronomo reale, e direttore dell'erigendo Osservatorio astronomico, nominandolo nello stesso tempo membro dell'Accademia. Declinò da prima il Cassini l'onorifica offerta; ma alla fine, pensando forse che il favore che godeva presso il papa Alessandro VII anche Galileo l'aveva goduto presso Urbano VIII, il che non aveva impedito, che fosse consegnato all'Inquisizione e condannato, a gran malincuore si decise ad accettare, per poter con maggior tranquillità e sicurezza continuare i suoi studi prediletti. Nel 1669 si portò a Parigi, dove pubblicò non meno di 165 memorie di astronomia, 11 di fisica, sei opere, lasciandone altre tre incomplete; fra l'altre una cosmografia in versi italiani. Come Galileo, verso la fine della sua laboriosa carriera, perdè il bene supremo della vista, e placidamente ad 87 anni si spense.
Nella direzione dell'Osservatorio gli succede, da prima il figlio minore Giacomo, poi il nipote Cesare Francesco, da ultimo il pronipote Giacomo Domenico, che lascia nel 1793 l'Osservatorio, e muore a 97 anni nel 1845. E così l'Italia, oltre ad altri scienziati, dà alla Francia quattro generazioni di astronomi, e contribuisce in tal modo a propagarvi il culto delle scienze che ebbe culla da noi. La Francia a sua volta diffonde nel '700 l'amore alle scienze in Germania, e nel secolo nostro la Germania evangelizza alla scienza la Russia.
Dello Stenone, benchè di origine danese, dirò pure brevemente; non tanto perchè fu membro corrispondente dell'Accademia del Cimento, quanto per l'importanza degli argomenti da esso trattati, ai quali fornì materia la Toscana stessa, che lo accolse cittadino.
Anatomo e fisiologo distinto, nel 1666 lascia Parigi, e latore di lettere di raccomandazione di Thèvenot per Borelli, si fissa in Firenze, dove s'accaparra subito, per le eminenti sue qualità, la stima e l'affetto di tutti gli scienziati. Da Luterano passa alla religione cattolica, e Ferdinando II lo prende al suo servizio e gli permette di continuare le ricerche anatomiche e fisiologiche nell'arcispedale di Santa Maria Nuova. Pubblica gli elementi di miologia, ne' quali spiega la natura, la struttura, l'azione dei muscoli. Come molti dei convertiti, diventa cattolico ardente, scrive dotte dissertazioni su quistioni di fede, e viene in conseguenza nominato Vescovo in partibus, e più tardi Vicario Apostolico del Nord. Lascia quindi lo studio dell'anatomia e della fisiologia, per dedicarsi interamente alla mineralogia ed alla geologia, scienze da lui, si può dire, fondate, e dà alle stampe l'opera sua più importante “De solido intra solidum naturaliter contento„. In essa rammenta le doppie piramidi del quarzo, i cubi della pirite, gli ottaedri del diamante, le tavolette esagonali del ferro oligisto..... e fa specialmente osservare che, se fra cristallo e cristallo della stessa materia possono apparire delle differenze, sopra tutto nella grandezza delle facce, resta però costante l'angolo che esse fanno fra di loro; gettando così le basi della cristallografia.