Di questo stato permanente dello spirito del Poeta si risente, e non poteva essere a meno, il suo canzoniere. Che anche qui, come nel Secretum, apparisca la verità della sua passione, chi potrebbe mai mettere in dubbio? Basterebbe a provarlo quel verso che contiene in sè tante cose, che è come, da solo, un intero poema d'amore, quel verso dov'egli chiama Laura: Colei che sola a me par donna; quel verso che il poeta stesso commenta dicendo come per quante cose egli guardi non ne veda mai che una sola:
. . . . . . . . . per ch'io miri
Mille cose diverse attento e fiso
Sol una donna veggio......
come l'abbia negli occhi, come l'oda dovunque:
Parmi d'udirla, udendo i rami e l'ore
E le fronde e gli augei lagnarsi e l'acque
Mormorando fuggir per l'erba verde.
Questo sentimento esclusivo, questa unicità d'immagine, questo pensiero affascinatore fu senza dubbio qualche volta proprio del Petrarca, ma solamente qualche volta, potrei forse dire qualche rara volta. Il più spesso erano ondeggiamenti, erano titubanze e incertezze. E la prima incertezza quella della natura dell'amor suo, come l'amava egli questa donna di cui andava cantando? L'amava come una donna o si contentava di adorarla come cosa celeste? Per quanto egli gridi che l'amor suo è puro, che lo guida a Dio, che gli mostra la via della salute eterna, noi possiamo esser certi che nel suo petto bollirono anche cupidi desideri e che invidiò Pigmalione perchè potè ottenere mille volte quello ch'egli si contenterebbe di avere una volta sola:
Pigmalion, quanto lodar ti dei