Dell'immagine tua, se mille volte
N'avesti quel ch'io sol una vorrei.
E fu questa, del resto, una fortuna per l'arte; poichè a questo amore reale per la donna, noi dobbiamo quello che c'è di più bello, di più schietto, di più profondo nella poesia Petrarchesca. A questo sentimento dobbiamo, come ha detto un moderno, se il Petrarca “cominciò a svolgere gentilmente l'umano dalle fasce teologiche nelle quali lo aveva stretto il medioevo, e lo sollevò e lo ricreò da quelli annegamenti divini a cui la mistica lo abbandonava„.
Ma l'amore reale per la donna si confondeva troppo spesso in lui ad altri sentimenti. Ora era il pensiero del cielo che lo assaliva, e allora chiamava perduti i giorni che aveva consacrati a Laura, chiamava dispietato il suo giogo:
Padre del ciel, dopo i perduti giorni,
Dopo le notti vaneggiando spese,
Con quel fero desìo che al cor s'accese
Mirando gli atti per mio mal si adorni,
Piacciati omai, col tuo lume, ch'io torni
Ad altra vita ed a più belle imprese;