Dal contesto di questo decreto rileviamo che si manteneva anche nel 1491 il nome di [I[denaro]I] a quella moneta che più comunemente dicevasi [I[bagattino]I]; che la comunità, la quale ne supplicava lo stampo per sopperire a' bisogni della classe povera della popolazione, doveva rifondere lo stato del valore corrispondente alle monete per essa battute.
Un'altra terminazione dei Dieci del 27 febbrajo 1498 ([I[more veneto]I], cioè 1499) ordina lo stampo di altri 100 ducati d'oro in bagattini [I[solitae stampae]I] per la comunità di Sebenico.
I bagattini di Sebenico abbondano nelle nostre raccolte; il solo Museo Correr ne ha nientemanco che 33. Il loro conio si mostra fattura d'artisti non volgari. Ma ricordiamoci sempre, quando guardiamo a monete uscite intorno al 1500 dalla veneta zecca, che vi lavoravano in quell'epoca come intagliatori de' conii Alessandro Leopardi, Vittor Camelio, e più tardi Andrea Spinelli.
E qui c'è mestieri soffermarci un istante ad abbattere un vecchio errore che da secoli si va ripetendo dagli eruditi, i quali credono le monete di cui ci occupiamo battute dalle singole città per particolar privilegio. Bernando Nani che nel 1752 pubblicava la sua anonima dissertazione [I[De duobus imperatomm Rassiae nummis]I], scritta con molta dottrina, non già con critica pari, asseriva egli pure a pag. 57-58: [I[Sed hic mos seu privilcgium ]I](s. l. [I[cudendi]I])[I[ solis Catharensibus singulare non fuit. Pleraeque earum regionum civitates cudendi privilegio gaudebant, quod ea sanctorum nomina, quae peculiaribus nationibus propria erant, sicuti S. Doimus Spalatensis, S. Laurentius Tragurinus, S. Michael Sebenici, S. Stephanus Scutarinus, S. Georgius Antivarinus, certissime indicant: quae res insuper illarum gentium studium commendat, quo privilegia sua ostendere conabantur]I]. Fin qui il Nani; noi invece, appoggiandoci al chiaro senso dei non pochi decreti che riporteremo, e non senz'aver riguardo al tipo delle controverse monete, similissimo a quello delle altre battute a Venezia, affermiamo senza tema di errare che tutte le monete delle singole comunità dalmate furono nella zecca veneta e non altrove battute, e lo stesso dicasi di alcune delle albanesi. Ma questa regola non vale, come più sotto si vedrà, per Cattaro, né fors'anche per Scutari. Le forme veramente barbare de' pezzi battuti per quest'ultime due città giustifica abbastanza l'esser uscite da officine monetarie di regioni dove l'arte si conservò sempre bambina; laddove le belle forme degli altri pezzi dalmati ed albanesi accusano il punto più culminante a cui si levasse nel medio evo l'arte difficile dello zecchiere.
Devesi però confessare non aver noi dati certi che tali monete si battessero immediatamente dopo la pubblicazione del decreto che ne ordinava lo stampo. Pare in quella vece che si lasciassero scorrer degli anni talvolta anzi che la zecca veneta vi desse esecuzione. La mancanza di sigle nel pezzo di Sebenico ci vieta conoscere l'anno preciso in cui si diede mano al lavoro dell'uno o dell'altro de' varii suoi tipi; benché dalla terminazione del 1499 appaja che anteriormente se ne fossero di già coniate; ma ben abbiamo l'epoca certa di simili bagattini per altre comunità; epoca dalla quale agevolmente rilevasi che dal giorno del decreto a quello dell'esecuzione d'esso lasciavansi d'ordinario scorrere anni ed anni. Né credo ingannarmi nell'affermare che il decreto primo riportato, quello cioè del 1485, non si sia, per qualsivoglia cagione, eseguito; e forse indi trasse motivo la nuova supplica de' Sebenicesi e il secondo decreto del 1491.
Offre la moneta in discorso dall'un lato la imagine stante dell'arcangelo Michele visto di fronte, tenente nella destra la lancia, nella sinistra un globo sormontato da croce, e calpestante il dragone che sottesso a' suoi piè si contorce. D'intorno è la epigrafe S. MICHAEL SIBENIC (o SIBNIC). L'altro lato presenta il leone di S. Marco in gazzetta, intorno a cui la scritta: +. S. (o SANCTVS) MARCVS. (più raro MARRC.) VENETI. In alcuni esemplari il leone è chiuso da un cerchio di perline. Varia il diametro di queste monete da m. 0,016 a m. 0,018, e il peso da k. 5. 1 a k. 9. 0. Le quali discrepanze di peso, che ne' miei studii ebbi ad avvertire ben maggiori in epoche successive, ci provano che i Veneziani nelle monete di puro rame o di ottone (equiparato al rame) non calcolavano che il valor nominale, comeché in alcuni casi, come si vide parlando delle gazzette, ne precisassero con esattezza soverchia anche il peso.
[T4] ZARA.
Seconde in ordine cronologico, ma ben più rare, vengono dietro alle sebenicesi le monete di Zara. Questa città, delle dalmate la più popolosa e più illustre, retta da un conte che amministrava la giustizia in nome de' Veneziani, al cui governo ben nove volte s'erano ribellati que' cittadini per darsi al re d'Ungheria, rimase dal 1409 in poi costantemente soggetta alla Repubblica di S. Marco. Il bisogno di moneta spiccia per le più umili classi della popolazione determinò la comunità di Zara a seguire l'esempio dato da Sebenico di chiedere alla Signoria lo stampo di un bagattino che offrisse da un lato il simbolo di S. Marco, dall'altro S. Simeone patrono del comune. Alla supplica dei Zaratini accondisceva il Consiglio de' Dieci col seguente decreto:
[I[ 1490 (more v. o 1491) 2 fevrer.]I]
[I[ El domanda la fedellisima comunità nostra de Zara che li conzedamo per comudità di poveri che in la zecha nostra se faza et cunia ducati 200 de bagatini, simeli a quelly che fono dadi ala comunità de Sibinico; exzeto che al'imprexa de Sancto Michiel sia meso la jmagine de San Simon; quali denari siano mandati a Ilustrisimi Retori de Zara; e per che l'e conveniente satisfar ala soa petizion, e però anderà parte:]I]