Un'altra terminazione, pure del Senato, sancita il 25 del mese stesso così stabilisce: [I[Quod in Cecha nostra cuduntur Marchae XII. milia tornesellorum annuatim pro quibus comune nostrum recipit de utililate ad summam IIII.m. Vadit pars pro comodo et bono agendorum nostrorum quod istae marchae XII.m., sicut cudentur de tempore, ponantur apud provisores nostri Comunis. Quae marchae XII.m. ascendunt ad summam ducatorurn XIIII.m]I]. Dalle quali parole rileviamo qual ingente massa di torneselli si monetasse sotto il doge Venier. E finalmente nel 1394 leggiamo in una parte del M. C. il nome de' coniatori di queste e delle altre monete d'argento della Repubblica… [I[Laurentio et Marcho fratribus Bernardi Sexto intajatoribus feramentorum monetae qui operantur pro faciendis grossis, soldinis, parvulis et tornesis]I].

[I[Michele Steno]I]. L'unico esemplare da me veduto di questo tornesello è quello conservato nella Raccolta Correr. Altro ne troviamo citato com'esistente nella collezione Gradenigo (Zanetti II, 176 n. 76). Il Cumano ne trovò 8 altri. Non mancano sotto questo doge memorie della loro fabbrica nella zecca nostra. Infatti occorre in una terminazione del Senato 25 settembre 1404 il [I[massarius tornesiorum]I], e in altra del M. C. 18 marzo 1410 si ricorda [I[Jacobellus Nigro scriba ad officium monetae tornesellorum]I].

[I[Tommaso Mocenigo]I]. La massa di queste monete che venne in proprietà del Cumano non aveva che due esemplari col nome di lui. Certo è tuttavia che sotto la sua ducea non fu la nostra zecca nel loro stampo meno operosa di quello che lo sia stata sotto il Venier, perché dal Capitolare delle [I[Broche]I] sappiamo che, già soppresso nel 1404 il massaro ai torneselli, fu nuovamente restituita quella carica il 30 aprile 1416, non però coll'antico nome, ma aggiungendo un terzo massaro ai due dell'argento. Forse il tesoretto scoperto nel 1849 in Morea fu occultato sotterra negli anni in cui visse questo doge, perché non vi si rinvennero monete d'epoca a lui posteriore.

[I[Francesco Foscari]I]. La esistenza del tornese di questo doge, quantunque finora sconosciuta a' numismatici come pure di quello di alcuni de' suoi successori, è provata da documenti e perfino da' pezzi stessi che si trovano, comeché assai rari, nelle nostre raccolte. Nel più volte citato Capitolare delle [I[Broche]I] si ordina il 20 decembre 1424 la provvista di [I[rame per far tornesi e pizoli da Venesia]I]. E che siansi effettivamente eseguiti lo prova quel nummolo di biglione mal conservato che dalla collezione Pasqualigo passò alla Marciana, del peso di k. 2 poco meno, atteso il suo cattivo stato, che reca il tipo de' precedenti, mutato però nella leggenda che in luogo d'essere la ordinaria VEXILIFER VENETIAR. è questa + S . MARCVS . VENETI. Lo Zon l'aveva erroneamente preso per un [I[mezzo soldo]I].

[I[Pasquale Malipiero, Cristoforo Moro, Nicolò Tron, Nicolò Marcello, Pietro Mocenigo, Andrea Vendramin]I]. Sotto questi dogi non trovo menzione alcuna de' tornesi, né conosco alcuna loro moneta alla quale si possa applicare quel nome. Forse ai bisogni de' sudditi veneti nel Levante era sufficiente la enorme massa coniatane dai loro predecessori. Certo è che nel 1476 abbondavano ancora in quelle colonie, se alcuni speculatori genovesi aveano formato il progetto di ritirarne una somma di diecimila da Candia per indi estrarne l'argento; il che venuto a cognizione della Signoria di Venezia, fu spedito ordine dal Consiglio de' Dieci al residente di Candia, il 29 maggio dell'anno stesso, che impedisse si esportassero da quell'isola [I[turnesios Levantis]I].

[I[Giovanni Mocenigo, Marco Barbarigo]I]. Nemmeno sotto il governo di questi due dogi hassi memoria che si coniassero tornesi.

[I[Agostino Barbarigo]I]. Il 28 agosto 1487 il C. X. stanziava la legge seguente: [I[Che j ourieri de qua in auanti abino marchetti quatro per marcha de tornexi si come j aueano da prima]I]. Ecco dunque ripreso in quell'anno lo stampo dell'abbandonata moneta. E quattr'anni dopo andava a parte la terminazione seguente:

[I[ 1491, 13 lujo, in C. X. cum Add.]I]

[I[ . . . E simelmente sia fato di tornexi ala suma e valor de ducati zentozinquanta per la cità de Modon, de quali el populo e i zitadiny patiscono massima nesessita, e le monede nesessarie per i aiti tornexi da esser fati siano tegnude per la zita de Modon.]I]

Il nome di tornesi deve spettare a quelle monetine d'Agostino Barbarigo, del peso di k. 2. 2 o poco meno, del diametro di m. 0,011, battute in biglione, che recano dall'un de' lati il nome del doge che gira intorno ad una croce, qualche volta chiusa da cerchietto, e al rovescio offrono il consueto S. Marco in gazzetta pur chiuso da cerchio oltre cui la leggenda + S . MARCVS . VENETI. Degli esemplari che ne ho veduti, quasi tutti della più bella conservazione, uno esiste nella Marciane, 3 nella Raccolta Correr, 1 nell'I. R. Gabinetto Numismatico di Milano, ed un altro finalmente nel medagliere dell'Ambrosiana colla epigrafe del rovescio variata così + SANCTVS. MARCVS. V.